
Il sipario del Teatro Sannazaro si alza ancora per Prime di settimana, la rassegna in collaborazione con la compagnia Teen Theatre, proponendo uno spettacolo che si configura come un urgente atto di denuncia in occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne.
In scena, martedì 25 e mercoledì 26 novembre 2025 alle ore 21, Anna e Clara Bocchino, due attrici gemelle saranno le protagoniste de La voce a te dovuta.
Una produzione Piccola Città Teatro, già passata al Teatro Serra di Fuorigrotta nel cartellone della scorsa annata e riproposta nell’estate 2025 al Teatro alla deriva nel Giardino, quello dell’Orco, al lago d’Averno per la storica rassegna sulla zattera, in trasloco dalle Stufe di Nerone nelle vicinanze.
Nato da un’idea di Anna Bocchino ed Ettore Nigro, lo spettacolo si avvale dei testi di Sharon Amato, con la regia e la drammaturgia curate dallo stesso Nigro.
L’allestimento si completa con le scene di Giancarlo Minniti, i costumi di Giuseppe Avallone, le musiche di Antonio Bocchino e l’assistenza alla regia di Giovanni Sbarra.
La drammaturgia, uno specchio crudo e necessario

La forza intrinseca dell’opera risiede nella sua drammaturgia intensa e potente, che obbliga lo spettatore a confrontarsi con una terrificante e purtroppo attuale galleria di abusi: dal femminicidio alla violenza di genere, sia essa fisica o verbale, fino alle nuove piaghe del cyberbullismo e del revenge porn.
I testi firmati da Sharon Amato agiscono come una luce cruda che squarcia il crepuscolo — evocato persino dalla suggestiva ambientazione paesaggistica lacustre e dall’orario di messa in scena — illuminando la radice della prepotenza e dell’arroganza maschile.
L’autrice traccia una linea diretta e inequivocabile: la prepotenza linguistica si fa antesignana del coltello, trasmutandosi in ferite, troppo spesso mortali.
Questo legame è reso drammaticamente attuale dall’incremento dei femminicidi nel nostro Paese, un dato che stride con il calo generale degli assassinii.
Testi affilati, interpretazioni catartiche

La Amato non esita a tagliare e affondare una lama benefica — contrapposta a quella dei carnefici — nella carne viva della tragedia che continua a colpire il sesso femminile nel terzo millennio. Questo testo incisivo e affilato si rivela l’unico strumento catartico possibile.
L’efficacia della scrittura è amplificata dalla regia misurata ma incisiva di Ettore Nigro e dall’interpretazione spigliata e intimista delle due sorelle Anna e Clara Bocchino.
La loro presenza, quasi straniante per l’identità estetica — accentuata dai costumi grigi che ricordano delle tute spaziali, come reduci da un viaggio intergalattico — è fondamentale per riattivare una consapevolezza sopita, per riaccendere la mente anestetizzata del pubblico.
Le due attrici sono disposte come in una plancia di comando, alle prese con il loro progetto editoriale: un podcast agghiacciante.
Nonostante l’impianto scenico quasi da fantascienza, ciò che raccontano non è affatto lontano.
I riferimenti come l’esperimento di Universo 25 di Calhoun, definito Fogna del comportamento, richiamano la tossicità e l’aggressività latente nella nostra epoca.
Dialettica e sgomento nell’epilogo aperto

Il contraltare dialettico tra le due figure omozigoti è il motore della tensione scenica.
Se una combatte strenuamente, non demorde nel dare voce a chi è silente o ha paura, l’altra incarna il disincanto, l’ottimismo a fasi alterne, la sconfitta che riparte.
Questa dialettica, scandita dalle note di un brano iconico come Bang Bang cantato da Dalida, crea una connessione palpabile che si estende oltre il palcoscenico.
Lo spettacolo culmina in un epilogo aperto e spiazzante.
La “voce dovuta” è quella delle donne registrate, ma si rivolge intimamente a chi ci è stato accanto o, in un’ultima e più profonda riflessione, a noi stessi.
Il dialogo così si instaura pienamente anche con il pubblico, lasciando in sala un’eco di riflessione e sgomento.




