
Martedì grasso 17 febbraio 2026, alle ore 19, negli spazi di IAV In Arte Vesuvio a Santa Lucia, ARTEINDIRETTA ets propone un appuntamento che intreccia arti visive, storia sociale e cultura gastronomica.
L’incontro, curato da Fabiana Mendia e arricchito dalle letture di Mario Autore, si intitola Carnevale e Quaresima. Rapporti tra cibo e peccato, santità e potere e si configura come un racconto illustrato attraverso opere d’arte, testi critici e brani letterari.
A suggellare la serata, un menu degustazione ispirato ai temi affrontati, pensato come naturale prosecuzione sensoriale della riflessione culturale.
L’iniziativa si inserisce in quel filone di studi che indaga le relazioni tra estetica e gusto, tra rappresentazione simbolica e cultura materiale, restituendo al cibo il ruolo di protagonista nella storia delle idee, dei riti e delle gerarchie sociali.
Carnevale e Quaresima, il teatro del mondo capovolto
Al centro della trattazione vi è il Carnevale come dispositivo culturale complesso: momento di sospensione dell’ordine, rovesciamento delle gerarchie, esaltazione dell’eccesso.
È il tempo in cui il servo si fa padrone, l’animale assume tratti umani, il maschile e il femminile si scambiano ruoli in una danza simbolica che sovverte codici e convenzioni.
L’analisi di ArteinDiretta con Fabiana Mendia

Fabiana Mendia guida il pubblico in un’analisi che attraversa la storia dell’arte e la storia dell’alimentazione, facendo emergere come il conflitto tra Carnevale e Quaresima – magistralmente rappresentato anche dalla pittura fiamminga e francese – incarni un dualismo profondo: abbondanza e privazione, peccato e penitenza, carne e spirito.
Il cibo diventa così linguaggio politico e morale, segno di potere e insieme strumento di disciplina.
In questa dialettica si rivelano le tensioni di epoche di transizione, i fantasmi collettivi, le ossessioni di società sospese tra tradizione e rinnovamento.
Il Carnevale celebra ciclicamente la fine e l’inizio, scatena energie latenti e mescola gli individui in una massa indistinta, dando forma a un universo visionario in cui il vizio può apparire felicità e la virtù subire una temporanea derisione.
Le città del Carnevale Roma, Venezia, Napoli

Roma, Venezia e Napoli hanno storicamente incarnato l’anima più spettacolare del Carnevale, trasformando l’intero tessuto urbano in palcoscenico.
A Roma, la corsa dei cavalli Barberi animava l’asse che da Piazza del Popolo attraversava via Lata – poi via del Corso – fino a Piazza Venezia, in un rituale che univa competizione, teatralità e partecipazione popolare.
Napoli, nella futura Piazza del Plebiscito antistante Palazzo Reale, vedeva l’innalzamento l’Albero della Cuccagna, monumento effimero all’abbondanza e alla sfida collettiva, simbolo tangibile del desiderio di conquista e di prosperità.
Venezia il giovedì grasso celebrava la celebre corrida davanti a Palazzo Ducale, alla presenza del doge, suggellando l’intreccio tra festa, potere e rappresentazione pubblica.
Attraverso dipinti, memorie letterarie e testimonianze di viaggiatori stranieri, la serata ricostruisce questa scenografia urbana fatta di teatri itineranti, carri allegorici, mascherate, acrobati, feste notturne nei palazzi e nei ridotti.
Tra le immagini più vive, quelle delle fritture consumate in strada, gesto quotidiano che diventa cifra identitaria e anticipazione di una cultura gastronomica destinata a lasciare tracce profonde.
I menu del grasso e del magro, un’estetica del gusto a Carnevale

Particolarmente significativa è l’attenzione riservata ai cosiddetti “menu dei giorni di grasso” e “menu dei giorni di magro”, veri e propri manifesti culinari di un sistema simbolico che regolava la vita collettiva.
L’abbondanza carnevalesca – carni, fritti, dolci opulenti – si contrappone alla misura quaresimale, fondata su pesce, legumi e preparazioni sobrie.
Non si tratta soltanto di prescrizioni religiose, ma di un codice culturale che riflette rapporti di forza, strutture economiche e dinamiche sociali.
Il cuoco, in questo contesto, diventa interprete di un tempo e di un’ideologia, artefice di invenzioni che rispondono tanto al gusto quanto alla morale dominante.
Un’esperienza culturale e sensoriale
L’appuntamento del 17 febbraio si propone dunque come un viaggio stratificato, capace di coinvolgere studiosi, appassionati e curiosi attraverso un linguaggio accessibile ma rigoroso.
L’arte dialoga con la letteratura, la storia sociale incontra l’evoluzione del gusto, e la teoria trova compimento nell’esperienza concreta del palato.
A conclusione dell’incontro, il menu a tema tradurrà in chiave gastronomica le suggestioni emerse, trasformando la riflessione sul rapporto tra cibo, peccato e santità in un’esperienza conviviale consapevole.
Un racconto colto tra pittura e convivialità
Martedì 17 febbraio 2026, ore 19
Via Nazario Sauro 23, Napoli
Informazioni e prenotazioni: 334 3013800 – inartevesuvio@gmail.com




