
Il panorama della ristorazione ittica contemporanea assiste a un ritorno consapevole alle origini, dove la memoria gustativa degli anni ’80 si sposa con il rigore della tecnica scientifica.
A Cardito sul Corso Italia è nato a febbraio 2026 un progetto che ambisce a scardinare i canoni del food porn puramente estetico per rimettere al centro l’esperienza sensoriale del gusto e dell’olfatto.
Si tratta di Maredizione – trattoria di mare, il nuovo presidio gastronomico nato dall’incontro tra il food creator Giovanni Mele, noto al grande pubblico social e in particolare di Instagram come jovaebbasta, e l’esperienza gestionale di Leonardo De Luca.
L’obiettivo dichiarato di questo fortino del gusto è quello di trasformare la tradizione in un’esperienza immersiva, dove il cliente possa ritrovare il piacere conviviale della tavola autentica. Una dizione del mare rinnovata, un nuovo vocabolario di sapori, un dizionario rinverdito di profumi e odori.
IL RIGORE DELLA CHIMICA AL SERVIZIO DEL SAPORE

La cucina di Maredizione poggia su basi accademiche solide: Giovanni Mele, laureato in chimica e figlio di un biologo, con un trascorso decennale nel settore farmaceutico, applica il metodo scientifico alla gestione delle temperature e delle estrazioni aromatiche.
Questa formazione, perfezionata alla scuola di alta formazione In Cibum e presso Punto Nave coi fratelli Daniele e Simone Testa a Monterusciello, in quel di Pozzuoli, permette di nobilitare piatti complessi come la Genovese di mare.
La lunga cottura non è affidata al caso, ma segue un protocollo rigoroso che preserva l’integrità organolettica degli ingredienti, garantendo una profondità di sapore costante e bilanciata.
LA RIVISITAZIONE DEGLI ANNI ’80
Il cuore pulsante del menu di Maredizione risiede nella reinterpretazione dei classici degli anni ’80. Non si tratta di una sterile operazione nostalgia, ma di una revisione tecnica di un decennio iconico – al netto di tanti errori, esagerazioni anche nelle porzioni e inesattezze -, spesso criticato per l’eccesso di grassi e per l’abuso alla francese della panna nelle ricette.
Mele seleziona l’essenza di quei piatti — dal cocktail di gamberi con maionese rosa alle seppie con patate e piselli — e li attualizza eliminando le imperfezioni esecutive del passato.

“Magari un giorno proporrò anche le farfalle panna e salmone, perché no”, annuncia a sorpresa la toque Mele, rivelando anche quanto ammiri i maestri “Pascucci, Francesco Sodano che è un amico e lo chef stellato Peppe Guida di cui sono grande fan”.
Abbiamo assaggiato in versione finger food alcuni piatti iconici prima citati, insieme al pane al burro al nero di seppia su focaccia alla paprika, al polpo alla luciana, a un peperone ripieno con pesce azzurro con pane profumato e salsa alla provola.
Senza dimenticare il cuoppo di frittura, un coppetto sfizioso tra una portata e l’altra della conviviale del mese scorso riservata agli operatori dell’informazione.
Superba la pasta e fagioli con le cozze, evergreen indiscusso della nostra cucina e copertina dell’articolo, mantecata come un risotto, prima dell’assaggio di torta celebrativa dell’inaugurazione nuova (ri)apertura che ha concluso la serata.
CAVALLI DI BATTAGLIA E MUST-HAVE DI MAREDIZIONE

Tra i cavalli di battaglia spiccano la Genovese di tonno e i Tubetti maredetti, quest’ultimo un primo piatto di pasta che viene “risottata”, utilizzando un blend di brodi di lische, cozze e lupini, per ottenere una concentrazione iodata estrema nella zuppa minestra proposta al cliente.
La carta dei piatti accoglie anche influenze internazionali, citando le taberne spagnole, portoghesi e le tradizioni nordiche della profonda Norvegia, pur mantenendo un solido ancoraggio alla cultura mediterranea.
MATERIA PRIMA FRESCHISSIMA, FILIERA CORTA E ATTENZIONE AL TERRITORIO
La qualità del prodotto ittico rappresenta il pilastro su cui si regge l’intera offerta di Maredizione.
La proprietà rifiuta categoricamente il pesce da allevamento, preferendo una selezione quotidiana basata sul pescato fresco dei mercati nazionali, recandosi una notte sì e la successiva no al mercato del pesce.
Questa dedizione alla materia prima si riflette anche nella carta dei vini, che predilige etichette del territorio italiano con un’attenzione particolare alle eccellenze locali, flegree e campane capaci di esaltare la sapidità dei piatti di mare.
Ne abbiamo avuto prova con la Falanghina IGP di Tenute del Principe dal colore paglierino co sfumature verdoline, profumo intenso di fiori di campo dal sapore asciutto e fruttato, abbinata alle monoporzioni.
L’ETIMOLOGIA DI UN INCANTO GASTRONOMICO

Il nome racchiude poi la filosofia personale del suo fondatore: il termine nasce infatti dalla fusione tra il legame viscerale con il mare — elemento catartico e fonte di ispirazione costante fin da bambino con le visite alla casetta di famiglia a Scauri nel basso Lazio, vicino Gaeta e Formia per intenderci— e una sorta di “maledizione curativa”, una stregoneria positiva, anzi un incantesimo che spinge alla ricerca incessante della perfezione in cucina.
È un tributo alla passione che trasforma il lavoro quotidiano in un rito collettivo (Giovanni rivela di chiamare spesso i membri della sua brigata, come gli amici e i compagni di una vita, “maredetti”), volto a regalare agli ospiti un momento di sospensione dalla realtà attraverso profumi e sapori.









