Alla Baita del Re si arriva facilmente da Napoli, prendendo la bretella per i paesi vesuviani in direzione di Ottaviano.
La città alle pendici del vulcano, già famosa per il suo castello mediceo legato alla mitica famiglia di ex banchieri fiorentini potentissimi in Toscana, possiede nel nome la regalità augustea imperiale romana.
Se a questo poi si aggiunge il fatto che la struttura ricettiva (11 camere e un successo costante sui siti di prenotazioni) e ristorativa si trova alle porte del Parco Nazionale del Vesuvio, in quella Valle delle Delizie che ricorda i fasti del reame borbonico, le aspettative crescono, fino a svettare sulla sommità del cratere vesuviano.
Il ristorante pizzeria di Nunzio Illuminato – nomen nomen anche qui perché autentico messaggero del gusto, baciato dai lumi dell’Alta Cucina – è un ritrovo tranquillo e panoramico per tutti gli amanti della buona cucina tradizionale napoletana e campana.
QUANDO SI ARRIVA ALLA BAITA DEL RE…
In un giorno di pioggia ha un fascino tutto suo, quasi decadente; in uno di primavera l’esperienza esplorativa tra le curve fino alla destinazione è un tripudio di fiori e gemme; mentre in autunno il tappeto di foglie che si distende davanti agli occhi ci fa davvero credere di essere quasi in montagna, sull’Appennino, o sulle Alpi o tra le Dolomiti, come per ogni baita che si rispetti.
Una fucina, oltre che cucina (perdonate il gioco delle rime nelle parole) di sapori e ingegno, di creatività e amore per il territorio, a cominciare dalla pasta fatta in casa e rigorosamente trafilata al bronzo con un macchinario in laboratorio, come mostrato in un video tempo fa sui nostri canali social.
La vocazione per le cose buone è nelle vene di Nunzio, figlio e nipote d’arte ai fornelli, capace di regalare emozioni al palato dagli antipasti al dessert, accompagnati dagli ottimi vini della sua selezione in bella vista nella sala ampia e ariosa.
D’estate è anche pizzeria all’aperto sul terrazzo e fino a pochi mesi fa ha ospitato in 4 aule i corsi di Alta Formazione della Regione Campania per le scuole alberghiere.
UNA VETRINA DI ECCELLENZE ALLA LOCANDA DA PEPPE
C’è anche un angolo all’interno della Locanda in cui i prodotti tipici e le produzioni artigianali del territorio trovano il loro habitat naturale sugli scaffali di un vero e proprio negozio da esposizione, per un acquisto veloce o un souvenir goloso.
E lo chef fa spedizioni in tutta Italia per chi volesse assaggiare ancora un po’ la bontà del vesuviano dopo un viaggio nella Campania Felix.
Meta particolarmente ambita dagli escursionisti, sia per gli appassionati del trekking, sia per coloro che amano cavalcare (c’è un maneggio vicino), La locanda da Peppe prende il nome dal papà di Nunzio, maestro pizzaiolo famoso a San Giuseppe Vesuviano come “mago della pizza”.
Il nonno di Nunzio invece era un oste famoso per lo stocco (lo stoccafisso) preparato col pomodoro e le olive nere tra i quartieri di Barra, il rione Vasto e San Giovanni a Teduccio a Napoli, sempre accompagnato da un buon bicchiere di vino in cantina. Nunzio infonde nella sua cucina tutto quello che la terra gli dona quotidianamente.
ANTIPASTI E MATERIE PRIME A KM ZERO
Le materie prime sono o a km 0, coltivate nel Parco Nazionale del Vesuvio in cui è incastonata la Baita (peperoni, papaccelle, melanzane, zucchine); oppure vengono da Limatola (BN), nel beneventano, dove Nunzio si rifornisce direttamente presso l’agriturismo paterno.
Le montanarine come antipasto sono soffici e leggere, il pomodoro è quello che prepara Nunzio a partire dalla conserva.
Nell’entrée spiccano i crocché, il soufflé di zucchine con porro caramellato, la pizza di scarole, il rustico di salsiccia e friarielli, la focaccia ai tre pomodori; il salmone è marinato proprio da Nunzio, accompagnato dalla ricotta di bufala e dagli spinaci appena scottati.
I PIATTI DELLA TRADIZIONE
Una buona pasta alla lardiata (con lardo di maialino nero casertano di Moiano), condita con pomodoro del Piennolo DOP del Vesuvio, o un maccherone preparato con zucchine locali e coi loro fiori, sono piatti gustosi da provare assolutamente.
Così come una pasta mista coi fagioli Dente di Morto (legume di Acerra, presidio Slow Food), baccalà e pomodorini freschi di Nunzio. La Genovese napoletana è il classico che non delude mai, lo Scarpariello non va mai di moda, ma il ragù della mamma, anzi della nonna, è un tuffo nei ricordi d’infanzia.
In primavera è interessante ad esempio la proposta di uno spaghetto con crema di carciofi e filetti di pesce, vellutato e intenso.
Per dessert il tiramisù di casa è una vera coccola al fine pasto di un pranzo o di una cena con vista su piscina, in un luogo magico, accogliente e speciale.



