
Il blu esprime la verità, rappresenta la libertà, risveglia “i cuori semplici e privi di falsità”, sostengono i poeti: un colore senza fine, in cui si concentrano e si bloccano i 5 sensi, dove cielo, terra e mare sembrano specchiarsi, che secondo Van Gogh non può esistere senza giallo e arancione. L’arancione poi contiene il rosso, colore dell’ingrediente principe della cucina napoletana, il pomodoro, quello di Casa Marrazzo che da anni si lega al blu nel packaging e nel label design per i suoi prodotti.
BLU CARMINIO, L’ECCELLENZA DI CASA MARRAZZO A TUTTOFOOD 2026 CON L’AMATRICIANA STELLATA
Come il Blu Carminio, dedicato a nonno Carmine, fondatore d’impresa, oggi nelle redini di Gerardo e Teresa Marrazzo e, da qualche anno, anche di Gaetano Belsito, figlio di Teresa. Un pomodoro che nelle mani sapienti dello chef Andrea Aprea, doppia Stella Michelin, dà sapore e marcia decisiva a un’Amatriciana rivisitata, con fonduta di pecorino e limone pane di Sorrento IGP leggermente candito, direttamente dalla Penisola sorrentina. Il tutto abbinato a un cocktail leggermente alcolico al San Marzano.
Tutto questo è avvenuto nella splendida cornice di Tuttofood Milano 2026, il salone internazionale dell’enogastronomia a FieraMilano in quel di Rho, dove l’11 maggio scorso una piccola degustazione di mezze maniche rigate, condite con una delle salse più famose della cucina romana, è diventata occasione di confronto sulle conserve di Casa Marrazzo.
Una storia di famiglia che nasce a Pagani, nel cuore dell’Agro Nocerino Sarnese, l’antica piccola repubblica “virtuale” del San Marzano DOP, oggi proiettata verso un export che si divide per il 50% in Italia e per l’altra metà verso l’Europa – per quel che concerne l’estero – principalmente.
GAETANO BELSITO, EREDE DI NONNO CARMINE IN AZIENDA

“Blu Carminio è radici, orgoglio del passato, occhio contemporaneo e voglia artigianale di sperimentare sempre”, assicura Belsito a margine del tasting culinario.
“Coltiviamo pomodori su terreni differenti, un’operazione che è frutto di tanti anni di studio e tecniche – aggiunge l’ultimo erede di Casa Marrazzo – e, per far esplodere di gusto la nostra conserva, c’è bisogno di un blend di più terroir di pomodoro e semi, al fine di esaltarne le proprietà organolettiche: all’interno può esserci il San Marzano DOP, il pomodoro lungo Napoli e, sperimentando, abbiamo scoperto che ognuno sprigionava i sapori più genuini. Inseriamo più frutti all’interno di ogni barattolo e, per mantenerli più freschi e naturali – nei limiti conservieri del possibile – utilizziamo un particolare metodo trasformativo”.
Gaetano spiega che la sterilizzazione viaggia sui 180 minuti, a 180° rigorosamente a bagnomaria, cottura statica e perciò non invasiva, permettendo al pomodoro di riposarsi e cuocere lentamente, per poi venderlo sul mercato almeno 6 mesi dopo averlo confezionato.
UN POMODORO CHE HA CONQUISTATO LO CHEF APREA
Lavorazione e concentrazione che hanno convinto appieno lo chef Aprea, utilizzatore della punta di diamante di Casa Marrazzo, un fiore all’occhiello che è alla base di ragù, soffritti, uovo al purgatorio, sempre a cotture statiche a 100 gradi. La longevità in cucina di questa piccola eccellenza del salernitano, garanzia di sapore durante tutto l’anno, permette di custodire e rinnovare quel rito della passata estiva preparata per l’inverno che è ricordo d’infanzia e vanto della nostra storia.




