
La Campania ridefinisce i confini del turismo enogastronomico attraverso Praesentia, in un momento d’oro per la regione, e lo fa nel contesto di un press tour svoltosi il 13 e 14 luglio 2026, alla scoperta delle eccellenze stabiesi e vicane.
La tappa del 13 luglio 2026 al Bikini di Vico Equense ha rappresentato pertanto un momento di sintesi perfetta, cullato dallo sciabordio delle onde sulla battigia dello storico lido.
Questa struttura iconica, che vanta più di 75 anni di attività, incarna magistralmente il valore profondo della socialità balneare campana.
Un connubio indissolubile tra accoglienza d’alto livello, memoria storica e paesaggi mozzafiato.
UNA CENA VISTA TRAMONTO SUL GOLFO DI NAPOLI

All’orizzonte, mentre il sole tramonta sul Golfo di Napoli e profila la sagoma del Vesuvio, gli elementi primordiali della natura si fondono nel piatto.
Acqua, terra e fuoco si incontrano nella proposta gastronomica verticale che lo chef Pasquale Rinaldo esprime al Bikini.
La sua è una cucina di mare, di brace e di fumo, capace di destabilizzare e affascinare il commensale.
L’accoglienza esordisce con un calice di Spumante Brut Conte Vistarino Oltrepò Pavese Blanc de Noir, abbinato a 3 cialde monocromatiche impreziosite da maionese gourmet: gusti al nero di seppia, al Wasabi verde e alla barbabietola rossa.
IL DIALOGO TRA MARE E FUOCO, LA FILOSOFIA DELLO CHEF PASQUALE RINALDO

Lo chef Pasquale Rinaldo, classe 1988, vanta 26 anni di militanza nelle brigate di cucina, con tappe significative a Como, in Trentino, in Scozia, in Sicilia, a Roma e ben 6 stagioni a Capri; oltre a prestigiose docenze culinarie per le ambasciate italiane nel mondo, da New York fino a Washington e ad Algeri.
Diplomatosi all’Istituto alberghiero di Aversa nel 2006 (inizi ai fornelli a 12 anni), ha lavorato per un periodo in un ristorante di Villaricca dove era spesso cliente il compianto Peppino di Capri.
Oggi, nel 2026, Rinaldo applica questo immenso bagaglio palatale al Bikini, guidando una brigata di giovani talenti.
La sua filosofia culinaria rifiuta la banalità e instaura un dialogo serrato tra il mare antistante e l’entroterra dei Monti Lattari e del Monte Faito. Durante i 6/7 mesi di apertura, lo chef asseconda i mutamenti del territorio e la stagionalità cruda.
La macchia mediterranea che circonda la struttura offre spunti continui: piante di cappero, finocchio di mare e salicornia diventano ingredienti cardine di una dispensa viva, ottima per un pinzimonio di benvenuto con l’aggiunta dell’alga Kombu essiccata. Il fuoco, la legna arsa e le affumicature non coprono la materia prima, ma ne esaltano l’identità marina.
IL PERCORSO DEGUSTATIVO TRA MATERIA PRIMA E AFFUMICATURE

L’entrée stupisce per precisione tecnica: una tartare di ricciola a km 0, condita con olio EVO extravergine d’oliva di Colline Salernitane, che giunge al tavolo avvolta in un fumo aromatico di legno di mandorlo e timo limonato.
L’acidità e la nota agrumata segnano ogni passaggio dello chef, fungendo da spina dorsale dell’intero menu.
Tra i primi piatti spiccano la pasta fresca ripiena di mare, che gioca sulle consistenze tra crudo e cotto, e una Carbonara di mare a base di tonno, anch’essa strutturata su sfumature crude e cotte.
La cifra stilistica dello chef emerge con forza nello spaghettino spezzato del Pastificio dei Campi, nobilitazione di un formato della cucina povera, immerso in un denso brodetto di pesci di scoglio, cotti alla brace e profumati al basilico.
La memoria storica e la tecnica si fondono nel centrolofo alla brace, un pesce dall’estetica opinabile ma dalle carni sublimi. Rinaldo lo cuoce a vista su legna arsa e foglia di limone, richiamando una romantica consuetudine sorrentina degli anni 2010, e lo serve con zucchine alla Scapece, finocchio di mare e mentuccia selvatica.
Non manca il signature dish più richiesto dalla clientela del Bikini: il risotto Carnaroli con gambero rosso e limone, perfetto equilibrio di sapidità e freschezza. Un vero cavallo di battaglia della carta, un must have reclamato e commentato dalla spiaggia fino in sala.
PREDESSERT E I VINI DELL’IRPINIA

Il momento di rottura gastronomica arriva prima del dessert. Lo chef propone uno zito cotto all’interno di una crio-estrazione di cipolla di Montoro.
La cipolla ramata, precedentemente cotta sotto sale, subisce un’estrazione a freddo (pertanto crioestrazione) e viene mantecata con Parmigiano reggiano vacche rosse invecchiato 36 mesi.
Il risultato evoca la complessità dolce e casearia di un fine pasto dal sapore francese, una Genovese napoletana fujuta, cioè senza carne, che è audace intermezzo prima della sezione dolce.
Il sommelier cura gli abbinamenti attingendo all’eccellenza vitivinicola dell’Irpinia con 2 etichette di grande carattere della cantina I Favati: il Corridore Bianco (Fiano) e il Corridore Rosso (Aglianico), capaci di reggere il confronto con le note fumé e strutturate della cucina.
L’ARTE DEI LIEVITATI E LA TRADIZIONE ALL’OMBRA DEL FAITO

La panificazione e l’arte dei lievitati rappresentano un’autentica dichiarazione d’amore da parte dello chef del Bikini che ha da poco riaperto anche il suo forno per le pizze.
Il cestino del pane offre grissini artigianali, taralli alle erbe, pane all’acqua di mare e una notevole focaccia all’alga Kombu e lattuga di mare.
Nota di merito per il PanSquale, il panettone estivo a lievitazione naturale che Rinaldo firma con albicocche semi-candite Pellecchielle e cioccolato fondente al 70%.
IL DESSERT
Il gran finale omaggia l’arte dolciaria napoletana all’ombra del Faito. La chiusura propone infatti una tartelletta di frolla affumicata con crema pasticcera agli agrumi, chicchi di sale e salicornia; seguita da una piccola pasticceria di sfogliatelle ricce e frolle e capresine.
Un’esperienza al Bikini conferma come la Penisola sorrentina sappia accogliere i viaggiatori del gusto con una proposta hospitality e travel che non teme confronti internazionali. Riscoprire questi territori, oggi, significa immergersi in una bellezza che nutre lo spirito e il palato.











