L’antica saggezza popolare ci ricorda da sempre che “chi semina buon grano, ha poi buon pane“. Nel comparto dell’arte bianca e della panificazione d’eccellenza questo principio non rappresenta semplicemente un vecchio proverbio, ma delinea una vera e propria filosofia produttiva e intellettuale.
Con questo approccio rigoroso e analitico abbiamo seguito l’edizione 2026 del Capodanno del mugnaio, l’evento con cui Mulino Caputo celebra ufficialmente l’inizio della trebbiatura.
Si tratta di un rito antico e contemporaneo allo stesso tempo, che inaugura simbolicamente il nuovo ciclo agrario e che l’azienda napoletana condivide stabilmente con il pubblico e con gli operatori dell’informazione dal 2016.
Quest’anno, per festeggiare il prestigioso traguardo dei 10 anni, la famiglia Caputo ha riunito l’intera filiera a Pontelatone, nel cuore della provincia di Caserta.
Agricoltori, pizzaioli, pasticcieri e accademici si sono ritrovati oosì nel basso casertano tra le spighe per analizzare, raccontare e valorizzare il viaggio del chicco prima della sua trasformazione in farina, a pochi passi dalla diga del Volturno e da Ponte Annibale.
UN MODELLO VIRTUOSO TRA STORIA E TERRITORIO
Dal 1924, Mulino Caputo custodisce un legame indissolubile con la terra. Oggi questa sinergia stringe in un unico abbraccio oltre 3000 ettari coltivati, distribuiti in cinque regioni strategiche del Centro-Sud: Campania, Lazio, Puglia, Basilicata e Molise.
Questo network consolida un modello agricolo virtuoso, capace di esaltare le specificità di ogni singolo territorio e le differenti attitudini tecnologiche delle varietà di grano.
Come ha giustamente sottolineato l’amministratore delegato Antimo Caputo, questi 10 anni di condivisione pubblica hanno permesso di alzare l’asticella della qualità.
La collaborazione stretta con gli artigiani della tavola — dai grandi maestri pizzaioli agli chef, fino ai pasticcieri — consente di orientare la coltivazione verso varietà specifiche per ogni singola esigenza di panificazione, garantendo al contempo una totale sostenibilità economica e ambientale per chi lavora nei campi.
LA SCIENZA APPLICATA E L’ECONOMIA CIRCOLARE
“Se uno vive con Dio, la sua voce si farà dolce come il mormorio del ruscello e il brusio del grano“, scriveva Ralph Waldo Emerson.
In questo angolo del Casertano, il brusio delle spighe sposa la concretezza della ricerca scientifica. La sostenibilità qui non è uno slogan, ma una pratica misurabile attraverso i dati.
Al fianco della proprietà, figure istituzionali e accademiche guidano l’evoluzione della filiera.
Tra i presenti all’evento: Francesco Todisco, presidente del Consorzio generale di bonifica del Bacino Inferiore del Volturno; Francesco D’Amore, titolare dell’azienda agricola capofila; Mauro Mori, docente di Agronomia presso il Dipartimento di Agraria dell’Università degli Studi di Napoli Federico II.
Il professor Mori ha evidenziato come la sperimentazione in atto risponda concretamente ai cambiamenti climatici. L’introduzione di matrici organiche (come il letame delle aziende zootecniche locali) in totale sostituzione dei concimi minerali chimici statunitensi protegge il suolo, evita l’inquinamento idrico e favorisce lo stoccaggio del carbonio.
A questo si unisce la gestione impeccabile del Mulino, oggi struttura a scarti 0: i sottoprodotti della macinazione diventano mangime per gli allevamenti locali, i quali restituiscono fertilizzante naturale per la terra.
Un perfetto schema di economia circolare. Anche l’accesso strategico all’irrigazione, garantito dal Consorzio di bonifica, pur non servendo direttamente al grano (coltura asciutta), rigenera i terreni nelle fasi di rotazione colturale, mantenendo il suolo fertile e recettivo.
L’ANNATA CORRENTE E LA POESIA DELLA FILIERA
“Che ne sai tu di un campo di grano, poesia di un amore profano“, cantava Lucio Battisti in un celebre verso. Chi valuta la materia prima con l’occhio del critico sa bene che dietro quella poesia si nasconde un lavoro duro, strettamente legato ai ritmi imprevedibili della natura.
Il Capodanno del mugnaio non cade mai lo stesso giorno, proprio perché è la natura a dettare il calendario.
Il 2026 si sta rivelando un’annata meteorologica complessa ma eccezionale: un inverno prolungato e temperature fresche hanno ritardato l’inizio della trebbiatura, ma hanno contemporaneamente garantito una maturazione lenta e ottimale del chicco, traducendosi in un livello qualitativo e proteico straordinario.
I 10 anni dell’evento racchiudono tappe storiche memorabili: dai primi incontri informali all’ombra di un albero “con un cesto di melanzane, un pacco di farina e un fiordilatte” (scherza il CEO Caputo), alla presentazione ufficiale del progetto Grano Nostrum alla Reggia di Carditello, fino alla giornata speciale dedicata al riconoscimento UNESCO per l’Arte del Pizzaiolo, che ha visto negli anni la partecipazione di alte cariche dello Stato.
DAL CAMPO AL FORNO: IL VERDETTO DEL PALATO
La verifica finale della qualità agronomica si compie, come di consueto, davanti al calore di forno e bancone.
Con i forni a legna accesi direttamente a ridosso dei campi in totale sicurezza, la serata ha offerto una panoramica tecnica ed emozionante sulle performance delle farine Caputo attraverso diverse tipologie di pizza, che hanno mostrato una tenuta strutturale e un profilo aromatico impeccabili, nonché di lievitati salati, rustici, sandwich, bun, sfogliatelle rustiche, panini napoletani, panzerotti, calzoncini e zeppole ripiene.
Prima del taglio della torta celebrativa firmata dal maestro pasticciere e decano dell’arte dolciaria partenopea Sabatino Sirica, gli ospiti hanno degustato i grandi panettoni artigianali di Pasquale Pesce dell’omonima pasticceria Pesce di Avella (AV), nell’Irpinia, scelti come grande lievitato simbolo per augurare un prospero anno nuovo al Mulino.
Del resto a Capodanno, durante le feste comandate di Natale, si brinda con spumante e con una fetta di panettone o no?
L’azienda ormai centenaria guarda al futuro combinando la precisione della scienza agraria alla sapienza antica.
Dopotutto, “il segreto per far bene la farina sta nel ritmo lento della macina, nella setacciatura fine e nel cuore del mugnaio”, proprio come ricordava Bernadette: un insegnamento che questa filiera dimostra di applicare con impeccabile rigore e straordinario successo.




