A breve ricorrerà il trentennale del riconoscimento delle DOP flegree di Falanghina e Piedirosso, eccellenze dei campi “ardenti”. Un anniversario che cade a ridosso di un altro compleanno importante, e tra l’altro di un socio del Consorzio Tutela Vini dei Campi Flegrei e Ischia, ovvero Carputo, da trent’anni impegnato a Quarto, in Provincia di Napoli, a produrre referenze di qualità su terreni vulcanici, lungo il pendio dell’antico cratere.
E Clivus in latino – non a caso – significa proprio pendio ed è il nome della nuova attività, creata in seno alla cantina Carputo 4 anni fa, che offre anche un servizio ristorativo la sera a cena.
30 ANNI DI CARPUTO VINI
Per festeggiare i tre decenni di attività, l’azienda fondata da Francesco Carputo si è concessa una novità assoluta per la sua storia in termini di affinamento, un autentico esperimento nelle acque del Golfo di Napoli: l’immersione di quasi 5000 bottiglie di due etichette per 12 mesi, monitorate costantemente nel tratto di mare antistante il Castel dell’Ovo.
Ed è simbolico che, oltre al luogo prescelto carico di reminescenze mitologiche – con la fondazione di Napoli sull’isolotto di Megaride grazie alla sua sirena protettrice Partenope – sia stata la seconda generazione al femminile, guidata tra gli altri da Valentina Carputo, a presenziare alla cerimonia di immersione e a coordinare il tutto con ospiti istituzionali come il sindaco di Quarto Antonio Sabino e il Presidente del sopraccitato Consorzio Michele Farro, oltre agli operatori dell’informazione lo scorso 24 ottobre.
L’IMMERSIONE
“Questa operazione si inserisce nella dualità da sempre insita nello spirito della nostra impresa, sospesa tra terra e fuoco (la caldera flegrea) e ora tra terra e mare, proprio come la Luna e il Sole del nostro logo tutto giocato sul maschile contrapposto al femminile”, ha spiegato alla stampa accreditata la giovane erede Valentina Carputo.
Tra un anno, in un nuovo evento speciale ad hoc, sarà svelata anche l’etichetta ufficiale delle due referenze calate in mare: occasione per giornalisti, blogger e influencer e per gli ospiti delle Istituzioni di scoprire anche gli effetti di questo cantinamento su un rosso e su un bianco Carputo, gustandone i sapori cullati dalle onde che si infrangono sul Lungomare Caracciolo.
LE DUE REFERENZE
Trattasi nello specifico di uno spumante di qualità Metodo Classico Falanghina Millesimato 2021, ottenuto da una vendemmia precoce e manuale delle uve Falanghina nella prima decade di settembre 2021, e di un Rosso Riserva Campania IGT 2020, ottenuto da uve Piedirosso e Aglianico.
Il primo, dopo un affinamento di circa 4 mesi in acciaio, presa di spuma in bottiglia nella prima decade di gennaio 2022 e affinamento sulle fecce per circa 30 mesi, con sboccatura nella prima decade di settembre 2024, ha intrapreso la via del mare.
Il secondo, prima di percorrere lo stesso viaggio marittimo, ha visto le sue uve pigia-diraspatate e lasciate fermentare a temperatura controllata con follature soffici per circa 25 giorni, con due délestages (dopo 10 e 20 giorni); successivamente la svinatura del solo vino fiore, con una resa di circa il 60%, e il vino è stato lasciato in silos di acciaio per 6 mesi sulle fecce fini, con leggeri rimontaggi settimanali.
Dopodiché il vino ha affinato per circa 36 mesi in tonneau, prima di essere imbottigliato a giugno 2024 per il tuffo nello specchio d’acqua prospiciente il lungomare più bello del mondo.
LA DEGUSTAZIONE
Ma oltre ad assistere all’inconsueta immersione, gli ospiti hanno potuto effettuare in sede sulla terraferma una vera e propria fotografia delle due referenze non affinate in mare, accompagnati dal fondatore Francesco Carputo, dalla giornalista gastronomica Chiara Giorleo, dall’enologo Antonio Pesce e dalla sommelier dell’AIS Campi Flegrei Paola Licci.
Già protagonista recentemente di una masterclass francese sui vini del Sud Italia, tenutasi a Bordeaux, Carputo fu messa in piedi quasi 3 decenni fa sull’onda dell’entusiasmo per il riconoscimento del disciplinare flegreo citato all’inizio. “E il tutto nel giro di sei mesi”, ricorda con orgoglio il patron Francesco, che da vero padrone di casa ha innaffiato il pranzo di benvenuto con due rossi, il Per ‘e Palummo DOP e l’Etalon Aglianico Campania IGP.
IL PRANZO DA CLIVUS
Dagli antipasti a base di frittatina di pasta alla Nerano con fonduta di Provolone del Monaco e chips di zucchine, crocché di patate con salame e provola, la montanarina fritta e il mini bun con salsiccia e friarielli, fino ai due primi rappresentati dalla pasta e patate con provola e pancetta croccante e la mitica Genovese con gli ziti, e immancabile pastiera per dessert, Carputo si conferma una meta ideale anche gastronomica per chi ama la buona cucina oltre a un ottimo calice di bianco, rosso, rosato o bollicine da Falanghina spumantizzata.












