
«L’Unità d’Italia, sognata dai padri del Risorgimento, oggi si chiama pastasciutta; per essa non si è versato sangue, ma molta pummarola».
L’arguta massima di Cesare Marchi introduce perfettamente lo spirito che ha animato la splendida cornice di Castellammare di Stabia, teatro di una celebrazione turistico-gastronomica che va ben oltre il semplice convivio.
La sessione culturale Pasta diva. L’icona del Made in Italy a tavola ha consacrato il primo piatto nazionale a vero e proprio manifesto lirico dell’identità italiana.
L’evento si inserisce nel solco di Praesentia 2026, l’ambizioso progetto kermesse itinerante regionale che promuove l’enoturismo e il turismo gastronomico in Campania come chiavi di volta per lo sviluppo economico, valorizzando un patrimonio come quello della Cucina – abbinata all’Arte, all’Archeologia e ai beni museali – che l’UNESCO ha di recente inserito tra i Beni Immateriali dell’Umanità.
IL PROGETTO E LA VISIONE STRATEGICA DEL TURISMO CAMPANO

La Reggia di Quisisana, il cui nome evoca la salubrità dell’aria sospesa tra il Golfo di Napoli e il Monte Faito in Penisola sorrentina, ha ospitato la II tappa di questo viaggio, partito da Ischia il 30 giugno 2026.
Il progetto valorizza l’agroalimentare campano capitalizzando il primato globale assegnato alla regione dall’atlante Taste Atlas.
Finanziato dal Fondo Unico Nazionale per il Turismo (FUNT 2025), il programma unisce cultura, ospitalità e ristorazione.
L’assessore regionale al Turismo, Vincenzo Maraio, ha delineato una strategia chiara: superare la frammentazione territoriale per costruire una destinazione integrata sul modello della gestione turistica dell’Andalusia in Spagna.
Il sindaco stabiese Luigi Vicinanza ha confermato la bontà di questa visione, ricordando che nel 2025 i turisti stranieri hanno rappresentato il 63% delle presenze nell’area, con un soggiorno medio di 3,38 notti (rispetto alle 2,18 degli italiani), complice lo storico ripristino della balneabilità del litorale.
A fare eco a questa necessità di pianificazione corale è intervenuto anche Nello D’Auria, sindaco di Gragnano, che vede nelle eccellenze produttive il vero motore economico del comprensorio.
LA PASTA DIVA COME ICONA CULTURALE E ANTROPOLOGICA IN PRAESENTIA 2026

Il parallelismo tra l’amido nazionale e la Casta Diva belliniana ha trovato una sponda accademica magistrale nell’intervento del Professor Marino Niola, antropologo dell’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli e direttore del MedEatResearch. Niola ha definito la pasta uno strumento di storytelling sociale e storico.
A completare il quadro tecnico-produttivo Giovanni Cafiero, in rappresentanza del Consorzio di Tutela della Pasta di Gragnano IGP, mentre Michele Cuomo, presidente dell’Associazione Pizza a Vico, ha difeso la tradizione della pizza nel formato familiare tipica di Vico Equense, intesa come archetipo di condivisione a tavola.
L’ALTA CUCINA IN SCENA CON I LIVE SHOWCOOKING D’AUTORE

Il momento cruciale della giornata ha visto salire in cattedra l’Alta Cucina d’autore, presentata dal giornalista Paolo Marchi, fondatore di Identità Golose.
Due interpreti d’eccezione, diversi per età, formazione e percorso, hanno tradotto la teoria in pura emozione palatale.
Il talentuoso Maicol Izzo, 2 stelle Michelin a Piazzetta Milù, ha letteralmente stregato la platea con la sua avanguardistica interpretazione della Papaccella Napoletana.
Izzo ha applicato una tecnica di sferificazione millimetrica, sfruttando la reazione chimica tra l’alginato delle alghe brune e il calcio fermentato in acqua, per generare una sottilissima membrana esterna.
Il risultato visivo riproduce fedelmente e realisticamente il piccolo peperone tipico, ma l’assaggio riserva un’esplosione liquida che proietta la memoria storica nel futuro. Il sommelier ha abbinato al piatto il bianco Sireo 2023 dell’Abbazia di Crapolla, un blend sapido e slanciato di Fiano e Falanghina.
I DUE PRIMI PIATTI DELLO STELLATO PEPPE GUIDA

Lo chef stellato Peppe Guida, anima dell’Antica Osteria Nonna Rosa, ha invece dato una lectio magistralis ai commensali sulla nobilitazione della cucina povera attraverso due primi piatti di pasta d’antologia.
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Spaghettini all’acqua di limone e Provolone del Monaco DOP: Guida ha estratto gli oli essenziali dalle scorze di limone in infusione calda; l’amido della pasta e l’emulsione naturale sostituiscono completamente grassi pesanti come burro, margarina o panna. La complessità aromatica del Provolone del Monaco DOP corona un piatto apparentemente semplice e povero ma dal profilo sontuoso.
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Corallino riposato con spollichini freschi, cozze e pomodoro San Marzano DOP: lo chef ha recuperato un formato di pasta da zuppa o brodino, storicamente escluso dall’Alta Cucina, per un classico di terra e mare degli anni ’60 nel capoluogo partenopeo e non solo. Ha cotto il corallino per soli 4 minuti, per poi bloccarne drasticamente la texture con acqua fredda e ghiaccio (immagine copertina articolo). La nota acida e vibrante del San Marzano DOP equilibra la grassezza iodata dei molluschi.
Per questi due primi piatti, i calici hanno accolto il Rosato Colli di Salerno IGT 2025 Decimare dell’Azienda Agricola Guerritore.
A chiusura della sessione salata, un minuscolo peperone “imbottito” della tradizione (imbuttunato)e un geometrico finger food di Parmigiana di melanzane.
I TESORI DEL COMPRENSORIO E IL FINALE DOLCE TUTTO BORBONICO A PRAESENTIA 2026

Il percorso sensoriale ha celebrato l’intera filiera locale. Gli ospiti hanno degustato il pane a lievito madre e multicereali di Algrammo Forneria Evoluta, irrorato dall’olio EVO extravergine d’oliva biologico Rubisco, caratterizzato da note piccanti, profumate e amare di grande eleganza.
Grande artigianalità per la treccina di fiordilatte di Arte Casearia Vico De.Co., mozzata sul momento davanti agli occhi dei partecipanti, una realtà inserita in un distretto che vanta ben 27 caseifici consorziati a Vico Equense e che produce autentiche gemme dei Monti Lattari come il Diavoletto (cacio con olive e peperoncino, da cui il nome); la Fiaschetta, un caciocavallo stagionato; e il caciocavallo più fresco Moscione.
Hanno completato il comparto salato i classici taralli del Biscottificio Cascone.
IL DESSERT BORBONICO CHE IL RE AMAVA GUSTARE SUL MOLO DI CASTELLAMMARE

La chiusura dolce ha portato la firma della pasticciera Rosanna Fienga, la quale ha riproposto La Barchiglia di Re Ferdinando.
Questo scrigno di pasta frolla con ripieno di amarene e una candida naspratura di pasta reale vanta origini borboniche: la sua caratteristica forma a barchetta omaggia lo storico cantiere navale stabiese e consentiva al sovrano di consumare lo snack ante litteram sul molo senza il rischio di macchiarsi con creme o farciture.
L’abbinamento ideale ha visto protagonista il Passito pompeiano bianco IGT Le Lune del Vesuvio.
LE “PRESENZE” DI PRAESENTIA SI MOLTIPLICANO SUL TERRITORIO
Il viaggio culturale e scientifico di Praesentia 2026, coordinato dalla Professoressa Elisabetta Moro, riprenderà l’8 settembre 2026 ad Ascea per celebrare la Dieta Mediterranea nella sua culla cilentana, toccando poi Pozzuoli, Avellino, Aversa e Benevento, fino al gran finale del 7 dicembre 2026 a Napoli.
Questa kermesse rappresenta l’occasione perfetta per riscoprire Castellammare di Stabia, una città che custodisce tesori archeologici, termali e idrotermali, nonché paesaggistici straordinari, e che oggi – finalmente – reclama il proprio posto di rilievo nel panorama del turismo internazionale d’élite.




