Torna in scena uno spettacolo che da più di due anni fa parlare di sé, grazie alla scrittura, alla regia e alle interpretazioni efficaci rese sul palcoscenico dai due attori principali, sempre più noti al grande pubblico. Quello televisivo per intenderci, e di UPAS in particolare, ovvero Un posto al sole, la fortunata soap opera nazional popolare di RAI3 in cui già da tempo Daniela Ioia è personaggio fisso, Rosa Picariello, affiancata ora dal compagno Antimo Casertano, partner nella vita e anche sul set (Pino il postino) e sul palco teatrale di Gemito, l’arte do pazzo.
Il 24 gennaio questa drammaturgia farà tappa al Teatro Eduardo De Filippo di Arzano (NA), dopo essere già passata al Campania Teatro Festival 2021 e al Piccolo Bellini di Napoli nel 2022.
Presso la sala diretta da Roberta Stravino, la piece di Casertano si inserisce nella cornice di Tracce dinamiche, rassegna di teatro d’innovazione e sperimentale che si avvale della direzione artistica di Ettore Nigro e della collaborazione di Piccola Città Teatro.
Casertano e Ioia sono i due protagonisti (Gemito e la consorte Annina), insieme a Luigi Credendino e Ciro Kurush Zangaro, di una vicenda umana e artistica tribolata, tutta genio e sregolatezza, che vede la consulenza storica di Giuseppe Gullotta e Nicola Biondo, e che ha vinto il premio miglior testo Napoli Cultural Classic 2021.
LA VICENDA DI GEMITO
Vincenzo Gemito è stato uno dei più famosi scultori partenopei, cresciuto da genitori adottivi, poiché abbandonato nella famigerata ruota degli esposti a metà ‘800.
All’età di 9 anni iniziò il suo apprendistato nella bottega di Emanuele Caggiano e in seguito studiò ritrattistica, perfezionando le sue doti di scultore e raggiungendo una certa fama.
Era afflitto però da problemi psichici e ossessionato dalla continua ricerca della perfezione, nonché dal maniacale tentativo di lavorare non tanto per la conquista del successo, bensì della verità.
LA DRAMMATURGIA DI CASERTANO

In questa produzione della Compagnia Teatro Insania, Antimo Casertano indaga la personalità di Gemito e scava a fondo nella sua crisi esistenziale, chiedendosi cosa porti un artista alla rovina o alla sua gloria, e cosa determini il blocco emotivo, psichico e professionale.
Un blocco di marmo quasi metafisico campeggia sul palco, a mo’ di monolite kubrickiano, e lo scalpello obbliga l’inquieto Gemito, già provato dal ricovero in manicomio tra il 1886 e il 1888, e da una reclusione quasi ventennale, a confrontarsi con la costante paura di fallire l’impresa più grande della sua vita: la statua marmorea dell’imperatore Carlo V d’Asburgo, re di Napoli e di Spagna e Imperatore del Sacro Romano Impero Germanico, commissionata per la facciata di Palazzo Reale.
Essa prende vita negli incubi di Gemito alla stregua di un fantasma shakespeariano: minaccioso nel suo silenzio imponente e dallo sguardo fisso, interpretato da Ciro Giordano, lo spettro marmoreo tormenta l’artista a più riprese.
L’opera non vide mai la luce, e del resto Gemito era molto più a suo agio con materiali come il bronzo e la creta. Il fallimento lo perseguitò per il resto della sua vita.
ANNINA, LA MOGLIE DI GEMITO
La moglie Annina (la Ioia), devota e paziente fino allo stremo, segue il marito in questo tunnel imboccato che ha come destino la follia e il delirio, intensa e misurata al tempo stesso.
Gemito rifiutava fieramente ogni compromesso e di sottomettersi alle logiche commerciali del mondo dell’arte, che già allora stavano sancendo il trionfo di una spietata mediocrazia culturale.
Aveva sempre chiaro l’obiettivo di non svilire la sua arte, di non vendersi o svendere il proprio talento, a torto o ragione poco importa: ciò determinò la sua deriva.
Questo atteggiamento lo condannò a un isolamento volontario di 18 anni che esacerbò il suo animo già irrequieto e gli diede il colpo di grazia definitivo: una crisi non molto diversa dal classico blocco dello scrittore.
LE CITAZIONI ARTISTICHE E CINEFILE
Il racconto di Casertano, scevro di fronzoli e sbavature, è arricchito da citazioni colte, oltre quella cinefila del parallepipedo roccioso a metà strada tra 2001 Odissea nello spazio e Il tormento e l’estasi con Charlton Heston.
Si può intravedere la Pietà michelangiolesca, con Gemito tra le braccia sconsolate di Annina; il Cristo Velato di Sanmartino del Museo Cappella Sansevero, citato e adagiato sul volume di pietra; Atlante che regge il mondo; e le tante rappresentazioni della Via Crucis, col peso insostenibile del marmo sulle spalle di Gemito, correlativo oggettivo di tanto dolore e sofferenza.
Una prova d’attore molto fisica quella fornita da Casertano che recita con tutto il suo corpo, a torso nudo e avvolto negli stracci cenciosi e trasandati, con lo sguardo torvo, delirante e a tratti anche pensoso come quello dell’Eraclito della Scuola di Atene di Raffaello (non a caso ispirato a Michelangelo).
NOTE DI REGIA
“Vincenzo Gemito è uno dei pilastri dell’800 napoletano: la sua arte, il suo modo di lavorare, ma soprattutto il suo modo di intendere e di vivere il lavoro è ciò che mi ha spinto alla ricerca e all’approfondimento della sua intera opera – spiega Casertano -. La volontà è quella di poter narrare e investigare la sua crisi, che può affliggere qualsiasi lavoratore, in qualsiasi ambito”.
“Per certi versi il seme di Gemito si è quasi trasferito in me e ha spinto a parlare della mia stessa esigenza artistica di espressione e creazione attraverso le sue parole“, confessa l’interprete e regista.
“Mi sono avvicinato al soggetto nel periodo di marzo – aprile 2020, condividendo con Gemito lo stesso sentimento di chiusura nei confronti del mondo e di clausura, dettato allora dalle restrizioni per il confinamento da covid-19. Sono risalito ai diari del suo periodo più oscuro ed è stata soprattutto la mia compagna Daniela a convincermi nella stesura della prima bozza“, ricorda Antimo.
“Cosa porta alla rovina, cosa ci spinge al blocco emotivo, psichico e professionale? Fare arte, oggi è un lavoro? Quanto il lavoro dell’artista influisce sulle scelte personali e familiari. Quanto spesso non riusciamo più a ritrovare noi stessi, a dare un senso concreto all’arte, alla professione, al proprio lavoro? Parte da queste domande la volontà di approfondire il delicatissimo momento storico che riguarda noi esseri umani da vicino. Attraverso la sua vicenda cerchiamo di esplorare la materia intima che muove un artista. Sperando di poter aprire le giuste fessure nei meandri dell’anima. La risposta come al solito è affidata al pubblico”, chiosa l’autore.
INFO
Il biglietto intero a spettacolo è 12 euro e il ridotto under 25 e over 65 è 8 euro. È possibile acquistare i biglietti presso il botteghino del teatro o con prevendita su Etes.
Indirizzo: Via Giuseppe Verdi 25-37 Arzano (NA)
Tel. 334 9108235
E-mail: botteghino@teatroeduardodefilippo.it
Sito: https://www.teatroeduardo.it/teatro-in-famiglia/



