
Reduce da un piccolo cineforum al cineteatro La Perla di Fuorigrotta Bagnoli dal titolo L’uomo e la bestia, a cura della Marechiaro film – sua creatura e casa di produzione cinematografica indipendente -, Antonietta De Lillo sarà il 7 marzo prossimo col film L’occhio della gallina al cinema Academy Astra per Astradoc – il cinema del reale, rassegna di Arcimovie realizzata in sinergia con Parallelo 41 Produzioni, Coinor, Università di Napoli Federico II e con il patrocinio del Comune di Napoli.
Presenti alla serata la regista, il musicista Daniele Sepe e la montatrice Elisabetta Giannini alle 20.30; Gina Annunziata, Coordinatrice della Scuola di Cinema, Fotografia e Audiovisivo dell’Accademia di Belle Arti di Napoli, dialogherà con loro insieme al curatore Antonio Borrelli nella sala di via Mezzocannone a Napoli (Biglietto 5 euro, ridotto 4 euro per i soci Arci).
L’OCCHIO DELLA GALLINA
L’opera è l’autoritratto cinematografico della regista Antonietta De Lillo, relegata ai margini dell’industria cinematografica dopo un contenzioso giudiziario legato alla distribuzione del suo film di maggior successo , quel Resto di niente che avrebbe potuto – e dovuto – consacrarla al grande pubblico dopo il plauso della critica.
Il racconto della vita pubblica della protagonista – attraverso interviste, ricostruzioni e archivi personali, cinematografici e televisivi – mostra le difficoltà di chi va controcorrente e la creatività e la resistenza necessarie a reinventarsi con i mezzi a propria disposizione. Il film è un racconto che suggerisce metodi per superare l’isolamento celebrando il cinema nel suo ruolo comunitario, culturale e politico.
Il docufilm, già selezionato alle Notti Veneziane delle Giornate degli Autori e di Isola Edipo all’ultima Mostra del Cinema di Venezia, è ora in lizza come Miglior Documentario nella sezione “Cinema Cultura Spettacolo” dei Nastri d’Argento e nella shortlist Documentari ai David di Donatello.
ANTONIETTA DE LILLO E IL SUO CINEMA D’AUTORE

Classe ’60, la De Lillo negli anni ha conservato la stessa curiosità degli esordi, una perseveranza non indifferente e la tenacia che le ha permesso di esistere e di resistere nel Cinema Italiano.
Da appassionata di immagini fin da piccola, aveva scelto prima la fotografia come campo di lavoro, per poi passare alla Settima Arte dopo l’incontro con Giorgio Magliulo, con cui avrebbe girato il suo primo film, Una casa in bilico.
I ricordi dei suoi debutti emergono da foto sfogliate su album di famiglia, dalle immagini proiettate in una sala posa dove svolazza ogni tanto la gallina del titolo, e dalle interviste della troupe insieme alle figlie.
IL RESTO DI NIENTE
Il racconto arriva così al punto cruciale della sua storia personale e lavorativa, al film che l’ha consacrata, e non senza spine.
Il Resto di Niente, tratto dall’omonimo romanzo di Enzo Striano, complice il passaggio fuori concorso al Festival di Venezia nel 2004, raccolse premi come i Nastri d’argento, i David di Donatello, i Ciak D’oro e i Globi d’oro.
La strada verso un potenziale ingresso nella lista dei film italiani in corsa per l’Oscar era a un palmo di mano, ma Antonietta fu costretta a ritirarsi.
L’ISTITUTO LUCE

Delle 40 copie che dovevano essere distribuite, solo 20 arrivarono davvero in sala, ragion per cui Il Resto di Niente venne facilmente etichettato come “bello & invisibile” dal circuito d’essai. Veniva naturale scagliarsi contro una cattiva, anzi pessima distribuzione ad opera dell’Istituto Luce.
Il quale ebbe la buona idea di citare per diffamazione la regista napoletana, chiedendole 250mila euro di risarcimento danni.
Fortunatamente per la De Lillo la questione si è chiusa dopo 10 anni senza dover rispondere economicamente alle richieste grottesche del Luce, ma per la sua carriera il colpo di questa tentata censura giudiziaria (a detta dei colleghi solidali con lei) è stato forte.
MARECHIAROFILM, OIDA E MORTA DI SOAP

Decisa a riprendersi, la De Lillo ha fondato una sua casa di produzione, la Marechiarofilm, che ha avuto anche il pregio di realizzare un documentario su Alda Merini (La Pazza della Porta Accanto) e un film partecipato, primo esperimento in Italia di crowdsourcing: OIDA, acronimo di Oggi insieme, domani anche – Frammenti d’amore.
Al primo tentativo di chiedere il contributo del Ministero della Cultura per un film tratto dal libro di Adele Pandolfi Morta di Soap (ispirato all’uscita di scena della Pandolfi dalla fiction UPAS, Un Posto al Sole, dove era Rita, la moglie del portiere di Palazzo Palladini Raffaele, uccisa dalla Camorra), si è vista chiudere le porte dai più; e attualmente, dopo 14 anni, la pellicola aspetta ancora di vedere la luce.
La resilienza di Antonietta, da sempre controcorrente, fa ben sperare. Come l’occhio della gallina che si chiude al contrario, e per citare un noto proverbio napoletano, ovvero “storta va, dritta viene”, è nelle avversità che si affilano le armi migliori e di frecce culturali al proprio arco la De Lillo ne ha parecchie.



