
Dopo il successo primaverile nei teatri è tornato in scena prima a Napoli alla Sala Assoli/Moscato e poi al Karol di Castellammare di Stabia lo spettacolo Crick, atto unico in sei resoconti.
Luca Iervolino e Francesco Roccasecca, unici interpreti sul palco della pièce di Francesco Silvestri e Melina Formicola, si sono esibiti prima dal 26 al 30 novembre presso la sala napoletana dei Quartieri spagnoli, e poi il 5 dicembre per un’unica data al teatro stabiese, confrontandosi con un testo sicuramente non facile, ma ricco di spunti ed emozioni per la storia di Antonio Cafiero.
CRICK E LA VICENDA DI CHARLIE GORDON E DEL TOPOLINO ALGERNON
Reinterpretando la vicenda di Charlie Gordon e del topo Algernon – dal famoso racconto di Daniel Keyes Fiori per Algernon – Cafiero, un uomo semplice con un deficit cognitivo, impiegato in una fabbrica di scarpe, si sottopone a una sperimentazione clinica che promette di triplicarne l’intelligenza, per diventare come gli altri e raggiungere lo stesso quoziente intellettivo. Il suo QI inferiore a 100 lo costringe a una vita tribolata, fragile e molto difficile.
L’INTELLIGENZA SPECCHIETTO DELLE ALLODOLE
L’incremento della facoltà cognitiva e intellettiva si rivela però il rovescio spaventoso della medaglia, assecondando l’adagio di Arthur Schopenhauer: “L’uomo di genio soffre più di tutti“. Ad accompagnare Cafiero (interpretato da Iervolino e sulle cui spalle si regge l’intera drammaturgia) in questo viaggio nell’abisso della mente ci pensa un giovane dottore (Roccasecca), a tratti paziente e docile, mansueto e accomodante, ma anche capace di scatti di ira e di scossoni nell’animo del paziente.
UNA SCENOGRAFIA MODERNA E INQUIETANTE

Dietro di loro, in una scenografia minimalista, un pannello composto da riquadri e tondi che a tratti ricorda la macchina di Alan Turing, antesignana dei moderni computer, o lavatrici in funzione, simboli di passaggio e trasformazione; fino al gioco del tris con cerchi e croci o alla tessera del domino, metafora del crollo e dell’effetto omonimo che tocca al personaggio principale (le musiche sono di Massimo Cordovani, i costumi di Alessandra Gaudioso, le scene di Fabrizio Comparone e il disegno luci è a cura di Simone Picardi).
La regia di Rosario Sparno procede per accumuli, iperboli, ripetizioni e allucinazioni visive che Cafiero restituisce agli spettatori attraverso la sua follia, la malattia mentale, il ritardo psichico incalzante.
ANTIEROI CON SUPERPOTERI INTIMISTI
Un antieroe tenero e disadattato, ricco di fragilità e perciò bello come il cristallo, piccolo davanti al mondo e ai suoi esperimenti grotteschi ma forte, grazie a un superpotere fatto di candore e meraviglia, capacità di stupirsi ancora e di sentire, vedere le cose.
Ogni dono è un fardello però, come ricorda Sparno nelle note di regia, causa di isolamento per chi resiste alla normalità e fatica ad adattarsi ad essa, ai suoi ritmi e agli schemi stabiliti, ai modelli precostituiti, nonostante la voglia di accettazione (per non rimanere soli) sia irresistibile.
Alla cavia, vittima del grande totem alle sue spalle, è riservata una parabola penosa, degna di un emarginato, di un reietto o relitto della società, che però conserva la magia del riscatto personale, al netto del presunto progresso dell’umanità, della Scienza e della Medicina.



