
La Penisola sorrentina si conferma uno scrigno inesauribile di biodiversità e cultura materiale, un territorio dove la verticalità delle vigne sposa il profilo del mare.
All’interno del fitto calendario di Praesentia 2026, l’ambizioso progetto di promozione territoriale finanziato dal Fondo Unico Nazionale per il Turismo (FUNT) della Regione Campania, la II tappa di quest’anno – svoltasi alla storica Reggia di Quisisana a Castellammare di Stabia – ha offerto anche uno sguardo interessante sulla viticoltura d’eccellenza dopo il primo appuntamento del 30 giugno 2026 a Ischia.
La kermesse, nata per celebrare il patrimonio agroalimentare campano all’indomani del prestigioso riconoscimento della Cucina italiana come Patrimonio Immateriale dell’Umanità UNESCO, nonché del primato globale della regione in cui si mangia meglio al mondo – sancito da Taste Atlas per la Campania –, mette in luce il legame indissolubile tra ospitalità d’autore e genius loci.

Proprio all’interno di questo scenario di valorizzazione, i riflettori si sono accesi anche sui vini a piede franco, autentici monumenti liquidi capaci di resistere alla Fillossera grazie a terreni sabbiosi e vulcanici unici al mondo.
Durante l’esclusivo showcooking del 13 luglio 2026, addetti ai lavori e operatori dell’informazione hanno potuto apprezzare calici che esprimono una viticoltura eroica, espressione pura di frammenti di terra sottratti all’oblio.
Tra le etichette più convincenti si è distinto il Sireo 2023, un blend bianco di Fiano e Falanghina capace di coniugare una vibrante tensione acida a una profonda mineralità marina, specchio fedele del microclima peninsulare.
Sireo porta la firma dell’Abbazia di Crapolla, piccola e rigorosa realtà artigianale guidata da Fulvio Alifano insieme ai figli, già conosciuta il 1 giugno 2026 nel corso di un evento targato Vero Concierge (start up di ospitalità e viaggi organizzati) a base di degustazione e musica.
I VITIGNI PREFILLOSSERA NELLA STORIA DI NAPOLI E VICO EQUENSE FIN DAL ‘500

La narrazione enologica ci conduce direttamente a Vico Equense, territorio dove la viticoltura non è una moda recente, ma una tradizione eroica documentata fin dall’Umanesimo Rinascimento.
La storia di questo luogo affonda le radici nel 1520: antichi documenti conservati al Palazzo Reale di Napoli testimoniano persino una disputa legale tra la famiglia Carafa e l’università di Vico Equense per calmierare i prezzi di questi vini ambiti, che i monaci benedettini dell’Abbazia di Crapolla producevano e spedivano via mare direttamente ai palati più esigenti dell’aristocrazia napoletana.
Rilevare questa tenuta nel 2007 ha significato, per la proprietà degli Alifano, riallacciare i fili con un passato glorioso.
IL VALORE STRATEGICO DELL’ENOTURISMO IN CAMPANIA CON PRAESENTIA
Oggi la Campania sta ridefinendo i canoni del turismo d’élite proprio attraverso la terra. L’enotursimo non rappresenta più un semplice segmento di mercato, bensì il motore trainante di un’economia dell’esperienza cross travel che unisce l’ospitalità alberghiera alla scoperta delle vigne storiche.
L’Abbazia di Crapolla incarna perfettamente questa evoluzione: pur mantenendo una dimensione intima e familiare, l’azienda sta aprendo le proprie porte a degustazioni mirate, eventi privati, feste e cerimonie, all’interno della cornice di una ricettività per veri gourmand. I riscontri della critica internazionale d’altronde parlano chiaro.
Testate del calibro di Wine Spectator hanno già premiato i bianchi aziendali con punteggi che sfiorano i 93-94 centesimi, mentre il concorso mondiale dei vini estremi di Aosta ha tributato all’azienda la prestigiosa Gran Medaglia d’Oro, selezionando la cantina tra oltre 800 partecipanti da 5 continenti.
L’UVA SABATO, L’ARCHEOLOGIA ENOLOGICA NEL CALICE DI UN VINO ROSSO SENZA TEMPO

Tra i rossi spicca una vera e propria rarità per i cultori dell’archeologia viticola: il Sabato. Questo vitigno, un clone ancestrale di Aglianico originario della Valle del Sabato, o battezzato così dai Romani per la sua vendemmia estremamente tardiva, viaggia ancora al di fuori dei disciplinari tradizionali.
Esso forse era disponibile per la vendita proprio il giorno sabato, coi monaci vicani che giungevano nei mercati napoletani del fine settimana, e da qui l’etichetta di “vino del Sabato”.
Si tratta di un’uva complessa, che regala un vino di straordinaria struttura e longevità.
La produzione complessiva dell’azienda si attesta attualmente intorno alle 14.000 bottiglie, con l’obiettivo di raggiungere quota 20.000 grazie ai 5 ettari totali, di cui due e mezzo vitati su terrazzamenti ripidi.
Un lavoro monumentale culminato, dopo 15 anni di iter burocratici, nella realizzazione di una spettacolare cantina ipogea. Il vincolo della Soprintendenza non ha frenato i produttori, ma ha protetto la fragilità di un bene storico affascinante.
Per chi desidera comprendere a fondo l’anima autentica della viticoltura campana, la visita all’Abbazia di Crapolla costituisce una tappa imprescindibile: un invito a scoprire realtà simili, dove l’ostinazione dell’uomo salvaguarda la grande bellezza del vigneto Campania, ennesima Praesentia di un territorio unico.







