
Se all’estero è prassi andare a cenare la sera o fermarsi per il pranzo al ristorante di un hotel o di un supermercato, in Italia il concept fatica ancora a farsi accettare, eccezion fatta per i grandi centri commerciali dove si trova ormai di tutto (pizzeria, pub e trattoria anche sullo stesso piano).
L’idea di un’attività ristorativa all’interno della GDO è ancora vista con sospetto, a maggior ragione se nel cuore della città, in quartieri centrali e servitissimi. La resistenza può essere vinta dopo un’esperienza degustativa al Don Giovanni Steak House di via Francesco Giordani 28 a Napoli, il segreto ben custodito al primo piano di Sole 365.
ENRICO CORTESE, LO CHEF DI DON GIOVANNI

Farsi conquistare dai piatti dello chef Enrico Cortese, responsabile del progetto ristorativo, è facile quanto per il seduttore per antonomasia che ha dato il nome al locale (in realtà un omaggio al papà del titolare d’impresa, in origine allevatore come tutta la famiglia di questa piccola azienda).
UN DON GIOVANNI AL SOLE, QUELLO DI 365
Da tempo la nota catena di supermercati campana sta portando avanti un format di ristorazione pura nei suoi punti vendita, forte di un salto di qualità rispetto alla semplice gastronomia al banco, con prodotti freschi a metro 0 (si mangia al Don Giovanni praticamente sopra il reparto frutta e verdura) e attrezzature come il forno Josper all’avanguardia.
La sua cucina è molto più di una comune braceria, sebbene rivendichi la natura di steak house nell’insegna e nel bel logo coi tagli di carne immaginati come tessuti: ogni piatto è praticamente cucito su misura del cliente.
PRANZO E CENA, TRADIZIONE E BRACERIA, ECHI ESTERI E MATERIE PRIME D’ECCELLENZA

Aperto sia a pranzo che a cena dal martedì al sabato, con le sere dedicate alla carne e i pranzi di ristorazione più tradizionale (domenica e lunedì operativo solo a pranzo), Don Giovanni è un felice esperimento che combina l’arte della chianchieria alla tradizione, gli echi esteri – e in particolare sudamericani e asiatici – a un’offerta di pesce sulla carta che ricorda molto i menu d’oltreoceano, ponendosi come alternativa alla quasi totalità delle bracerie partenopee, anche grazie a un costo più contenuto rispetto ai competitor che non intacca la qualità.
LA SPESA A DUE PASSI DA TE
A tutto questo va aggiunta la comodità di fare la spesa fino a mezzanotte e di poter consumare un pasto in assoluta comodità, circondati da due maxi schermi che proiettano spezzoni e scene di film classici italiani in bianco e nero (Don Giovanni sorge nell’ex Cinema Empire, di cui ha recuperato la storica scritta dal font inconfondibile per chi passava a piedi o in auto), e il gioco è fatto.
La provenienza della carne è giornaliera dalla macelleria di Sole 365 (Chianina marezzata, Scottona italiana, Marchigiana IGP, Manzetta, anche francese e nordeuropea), spaziando dalla T-Bone al filetto, dalla costata alla Picanha.
LA PICANHA 2.0 AL CHURRASCO, UN MUST HAVE

Proprio quest’ultimo taglio brasiliano, nella versione 2.0 al Churrasco con affumicatura su carbone uruguayano e salsa al Chimichurri, servito con verdure grigliate, si rivela notevole all’assaggio, in abbinamento a un Cru Monplaisir del 2021 di Bordeaux Superieur (Merlot, Cabernet Sauvignon e Cabernet Franc).
I VINI ITALIANI, LOCALI, VESUVIANI, FLEGREI ED ESTERI
Il sommelier Stefano Aprea di AIS Paesi vesuviani è attento nel selezionare per ogni portata il vino più giusto al calice, potendo contare su etichette locali, flegree, vesuviane, campane, toscane e piemontesi e internazionali come i vini spagnoli, cileni, e i francesi del Rodano e della Borgogna.
Si punta decisamente sui rossi in inverno e da gennaio febbraio 2026 si apporteranno cambiamenti à la carte, con uno sguardo all’Irpinia.
LA TARTARE DI SCOTTONA CON RUCOLA, OLIO EVO, TARALLO SBRICIOLATO ALLE MANDORLE

Prima della Picanha ci si innamora subito di questo Don Giovanni ai fornelli che è chef Cortese con la sua tartare di scottona italiana, in pairing con una bollicina, un Dorè Caprettone spumante millesimato di Sorrentino Vesuvio: filetto abbattuto, stracciata di bufala campana DOP, rucola, olio EVO Mimì (monocultivar Coratina) e tarallo napoletano sbriciolato alle mandorle fatto in casa.
BAO CON BACCALÁ NEL PANKO E SALSA MAYO THAI
Anche il Bao cotto a vapore è home made, pronto a farcire un baccalà di Ottaviano impanato nel Panko e fritto, con fiordilatte di Agerola e friarielli (accoppiata vincente col pesce), e salsa maionese piccante all’aglio (di ispirazione thailandese) per la spinta decisiva.
Il tutto innaffiato da un ottimo rosato del Salento IGP Amai, un Susumaniello del 2024 della cantina pugliese San Marzano. Accompagnamento perfetto anche per la vellutata di zucca mantovana (quella dalla buccia verde, più pastosa della nostrana nella polpa), cotta nello scalogno, con aglio, curcuma, ceci fritti, semi di zucca e crostini dorati al guanciale che fanno la differenza al palato.
TRILOGIA DI MAIALE: PORK BELLY, PULLED PORK E SAUSAGE

La trilogia di maiale in 3 soluzioni (salsiccia artigianale a punta di coltello, pulled pork affumicato e pork belly, una pancetta CBT – cotta a bassa temperatura – e marinata in salsa di soia, sale, pepe e Whisky), è poi la conferma definitiva del talento di questa brigata di 4 professionisti che dà sostanza alle idee della toque Cortese al Don Giovanni.
IL DESSERT
Non può mancare il dessert con una fetta di torta di mele Fuji con ricotta di bufala campana DOP, caramello mou e cannella; e con il semifreddo che ricorda la cheesecake ai frutti di bosco, ma che in realtà ha una base al cioccolato al posto del biscotto classico. Un espresso Martini a sugellare il dolce finale.
Nessuno si aspetterebbe un fine dining popolare, accessibile e così comodo a due passi da casse e carrelli, eppure il Don Giovanni mantiene le promesse e merita davvero attenzione, ubicato a 2 passi dalle stazioni della metropolitana – linea 2 FS e linea 6 a Mergellina – e della SEPSA Cumana al Corso Vittorio Emanuele.









