
«Il sugo di pomodoro si marita con tante vivande e fa ad esse così ottima compagnia, che merita conto di spendere qualche fatica per ottenere una buona conserva». Nel suo celebre manuale, Pellegrino Artusi sintetizzava così la centralità culinaria di un ingrediente diventato il pilastro e il simbolo identitario della cultura gastronomica italiana.
La II edizione di San Marzano Land, kermesse promossa dal Gruppo Nolano negli spazi agricoli di Acerra e a Tenuta Luis, ha rinnovato proprio questo legame viscerale con la terra campana e con il pomodoro San Marzano DOP dell’Agro Sarnese-Nocerino il 20 luglio 2026.
DALLA RACCOLTA SUL CAMPO ALLA TUTELA DEL PRODOTTO A SAN MARZANO LAND
Come ricordava l’imprenditrice e attivista Anita Roddick, «gli italiani sono un popolo così positivo perché mangiano tanti pomodori». La vibrante energia dell’evento ha coinvolto professionisti, giornalisti e delegazioni internazionali.
I partecipanti, armati di ventaglio dai colori della pizza, cappellino bianco griffato Nolano sotto il sole pomeridiano e sacca shopper per la raccolta, hanno toccato con mano dalle 17.30 alle 19.30 la realtà dei filari, imparando la tecnica della legatura ai pali di castagno (come da tradizione dai boschi vicini), e raccogliendo a mano i frutti maturi per assaporarli al naturale, dopo aver raggiunto i campi come da programma di “imbarco” per San Marzano Land, con transfer o in autonomia.
UNA VERA EXPERIENCE TRA I FILARI DI SAN MARZANO LAND
Un’esperienza sensoriale diretta che ricongiunge la materia prima al suo ecosistema d’origine, supportata anche da confronti, momenti culturali, pizzole lezioni e nozioni in italiano e in lingua straniera, e da un gioco interattivo con lancio dei dadi sul percorso che va dalla semina alle piantine in torba nelle serre, dagli impianti alla raccolta, fino alla trasformazione finale del gioiello rosso.
Del resto come sosteneva Muriel Burbery: «Il pomodoro crudo, divorato appena colto in giardino, è la cornucopia delle sensazioni semplici, una cascata che sciama in bocca riunendo ogni piacere. La resistenza della buccia tesa quel poco quanto basta, i tessuti che si sciolgono in bocca, il liquore ricco di semi che ci cola agli angoli delle labbra e che asciughiamo senza paura di sporcarci le dita, quella piccola sfera carnosa che riversa in noi fiumi di natura: ecco il pomodoro, ecco l’avventura».
LA STORIA DEL SAN MARZANO, DALLE ANDE PERUVIANE FINO ALL’OMBRA DEL VESUVIO

Una storia affascinante quella del San Marzano che, secondo la tradizione, ebbe inizio nel 1770, quando il viceré spagnolo del Perù donò al re di Napoli Ferdinando IV di Borbone i semi di una varietà destinata a diventare iconica alle falde del Vesuvio, in quella Campania già Felix dai tempi degli antichi romani, e che sembrava l’approdo naturale e ideale della gemma rossa delle Americhe.
IL POMODORO LAMPADINA
“Il pomodoro lampadina, rosso come il fuoco, è oblungo e come una lampadina è trasparente. Se lo si mette contro il sole all’interno rivela di possedere delle ramificazioni da orafo che si articolano ora in strani disegni, ma più spesso in forma di alberature di velieri di quelli che alcuni uomini pazienti riescono a inserire nelle bottiglie. È questo il pomodoro, privo quasi di semi, che va al macero in fabbrica. Come se fossero dei neonati, le operaie li lavano uno per uno prima di buttarli, spelati, nei giganteschi bollitori. Il barattolo li attende sulla catena di montaggio. E il gioco è fatto“, è la famosa descrizione offerta da Domenico Rea.
L’ORTAGGIO DEL MEDITERRANEO PER ECCELLENZA

Il critico e scrittore Pietro Citati descriveva la maestosità organolettica di questo frutto con parole indimenticabili: «Il pomodoro era il frutto supremo del Mediterraneo: indorato, accarezzato, amato dal sole, che formava dentro di lui la polpa sostanziosissima, dove affondavo i denti, la pelle delicata, i semi, il profumo squisito, il colore, degno di Chardin e di Veronese. Quando lo mangiavo, ero penetrato dalla sostanza del sole, trasformato in una pianta. Insieme al cattolicesimo, costituiva l’essenza della civiltà mediterranea: stemperava gli eccessi ascetici della religione, invocava indulgenza per i nostri peccati, ricordava che noi siamo, in primo luogo, corpi».
DIBATTITI, INNOVAZIONE E LOTTA ALL’ITALIAN SOUNDING
Durante la fase dei dibattiti, moderata dalla giornalista Stefania Sirignano, scienziati, agronomi e critici enogastronomici hanno analizzato lo stato dell’arte della filiera.
Claudio Esposito, Direttore Commerciale di Nolano Srl — realtà aziendale che conferisce circa il 25% del volume complessivo della DOP —, ha ribadito l’impegno del gruppo verso un modello etico, orientato all’espansione internazionale e alla tutela sociale delle risorse umane del territorio.
Come riconoscere l’autentico San Marzano DOP?
Etichettatura: Presenza obbligatoria del bollino europeo e del logo del Consorzio di Tutela.
Morfologia: Presenza al massimo di 2/3 cavità interne ed elevata pelabilità.
Conservazione: Inscatolamento al naturale, immerso esclusivamente nella propria acqua di governo.

L’agronomo Gianluca Iovine e il virologo del CNR Giuseppe Parrella hanno fornito rigidi criteri analitici per proteggere il consumatore dalle contraffazioni dell’Italian Sounding.
Al tavolo di confronto hanno portato contributi decisivi anche Ilaria Rimessi di The Best Chef/Pizza Awards, la giornalista RAI Monica Caradonna, Pino Coletti di Authentico, il content creator Vincenzo Viscusi e lo chef stellato Paolo Gramaglia.
L’ALTA GASTRONOMIA E I MAESTRI DELL’ARTE BIANCA
La manifestazione ha raggiunto il suo vertice con l’accensione dei forni e lo showcooking alle ore 22 firmato in collaborazione con partner internazionali del calibro di The Best Chef Awards e The Best Pizza Awards.
Pizzaioli e chef si sono alternati ai banchi di lavoro per interpretare l’oro rosso in chiave contemporanea.
I maestri pizzaioli protagonisti dell’evento:
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Pizza Resident: Andrea Serra, Fabio Ciano, Gaetano Paolella, Mauricio Dulanto e Nino Pannella.
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Showcooking The Best Pizza – The Best San Marzano Use: Amalia Costantini, Ciro Tutino, Cristiano Piccirillo, Davide Argentino, Enzo Bastelli, Luca Fabozzi e Vincenzo Abbate.
- Incursioni d’autore: Gli chef Vincenzo Guarino, Luigi Marino, Raffaele Puopolo e il pizza e pastry chef ungherese Szabolcs Szabadfi.
PARTNER DI SAN MARZANO LAND

Il supporto tecnico di partner quali KBirr, San Pellegrino Panna, Barrio Botanico, Ocone Vini, Sorì, Imperial Tendaggi e Moretti Forni ha garantito uno standard organizzativo di alto profilo.
In un panorama gastronomico e agroalimentare spesso minacciato dalla superficialità, iniziative centrate sulla trasparenza agricola dimostrano come il rigore produttivo sia l’unico vero garante del gusto.
Resta solo lo spazio per un pizzico di ironia cinematografica, ripensando alla celebre freddura narrata in Pulp Fiction di Quentin Tarantino: «Tre pomodori camminano per la strada. Papà pomodoro, mamma pomodoro e il pomodorino. Il pomodorino cammina con aria svagata e papà pomodoro allora si arrabbia e va da lui, lo schiaccia e dice: Fai il concentrato!».
Una citazione che, di fronte all’integrità e all’eccellenza del San Marzano DOP, lascia il posto soltanto al rispetto per chi lavora la terra con devozione quotidiana.







