
Nel film di inizio anni 2000 No problem Vincenzo Salemme, in una scena di sommellerie con il collega Giorgio Panariello e con un gruppo di degustatori, versava il vino da cartone di un muratore nel decanter da cui era fuoriuscito quello ben più prestigioso di una lontana annata.
Al momento dell’assaggio i bevitori non coglievano alcuna differenza tra i due vini, anzi esaltavano prontamente quello scambiato i segreto (e palesemente fake), snocciolando note e sentori di frutti, erbe e spezie, e meritandosi lo sberleffo di Salemme.
IL CASO DEL VINO FAKE IN BELGIO
Chissà se l’attore e regista bacolese ha ispirato molti anni più tardi lo scherzo dell’emittente belga RTBF, colpevole di aver travasato un vino economico da tetrapak in bottiglie pregiate, Le Chateau Colombier, vincendo la medaglia d’oro al Gilbert & Gaillard International Wine Competition.
Di sicuro la vicenda francofona è stata lo spunto e la base di partenza della drammaturgia di Andrea Cioffi, D.O.C.G, un acronimo che è tutto un programma sul palcoscenico del Teatro Oberon di Via Tasso a Napoli, dove è andato in scena il 10 e l’11 gennaio 2026 con la Compagnia Cercamond (lo spettacolo ha ricevuto la menzione speciale per Scintille – Asti Teatro 2024 ed è stato finalista al Premio Giovani Realtà del Teatro 2024).
DOCG, UNA DRAMMATURGIA SUL VINO

In questa Denominazione di origine controllata e garantita scorrono gli equivoci, le contraddizioni, le ipocrisie del mondo dell’enogastronomia, e in particolare del settore enologico, che travolgono i sogni e le ambizioni professionali di una giovane coppia (Vincenzo Castellone e Sara Guardascione).
Il loro progetto di una cantina fatta di belle speranze si infrange contro gli scogli quotidiani delle tasse, dei costi di produzione e della concorrenza spietata, nonché delle difficoltà del marketing, a detta del loro bracciante (Cioffi con esilarante accento dell’Est Europa).
L’IDEA ESPLOSIVA

Al finto rumeno Pavel viene pertanto l’idea di spacciare il vino del discount per Le chateau de la paix, la nuova etichetta contro la guerra e pro pace della cantina DERMA, fondata dai due fidanzati (naming da centro benessere effettivamente): un nome francese che è subito garanzia di nettare degli dei, foriero di plausi e premi scintillanti.
Il successo arriva pian piano, passando attraverso le recensioni di un critico del settore dalle fattezze suine (le doti erotiche di Pavel ai suoi occhi risultano più convincenti di un sorso di vino); attraverso la formazione dei sommelier travestiti da scimmie urlanti; fino ai clienti impellicciati come ovini belanti.
All’ottimo riscontro di questo virtuale zoo umano di maschere ammaestrate – un po’ Fattoria degli animali, un po’ vittime stregate della maga omerica Circe – fa seguito il puntuale riconoscimento delle guide col trofeo internazionale.
IN VINO VERITAS

In vino veritas, recita l’adagio antico, ma durante la premiazione solo grazie a un microfono spento non viene fuori la verità tanto cara ai latini, gridata dall’idealista e sognatore Nico (l’anello debole del duo di viticoltori), a tratti una sorta di Candide di Voltaire in un mercato aggressivo che privilegia le scorciatoie tossiche della comunicazione a discapito della qualità e del duro lavoro.
UNA SATIRA GRAFFIANTE
La satira di Andrea Cioffi è graffiante al punto giusto, brillante nei vari passaggi da round di pugili sul ring, ritratto impietoso di un campo lavorativo che tesse lodi sperticate del nulla, della mediocrità, senza un briciolo di preparazione, di studio del vino, applicazione, conoscenze approfondite e riflessioni doverose prima di parlare.
Un piccolo specchio dei tempi, un affresco dei circoletti food & beverage (la Fagnani di Belve converrà, e pure la De Sio che ormai disconosce la maternità del termine) che fanno il bello e il cattivo tempo – spesso con ignoranza – per partito preso, simpatie e forse anche per le due S dell’economia (e del giornalismo tra le 5 complessive): soldi e sesso.
LE NOTE DI REGIA

Nelle note di regia Cioffi spiega di aver “pensato di raccontare la storia come una Heist Comedy, in un gioco già caro al Philipp Löhle di Detto Gospodin, in cui tre attori ricoprano i ruoli sia dei truffatori che delle vittime: ciascuno è potenzialmente vittima e carnefice, senza mai alzare lo sguardo dalla propria condizione, frustrato, invidioso, violento, individualista. Come quella folla che segue la moda, che rinuncia a ogni sguardo critico, che crede ciecamente alla bugia più bella”. Trend, mode, la propaganda dell’apparenza, il mito dell’immagine e dell’apparenza nell’impero dei social attuali.
LA MODA CAMBIA
Del resto 30 anni fa una come Mia Martini aveva già capito tutto, cantando: “Sai la gente è matta, forse troppo insoddisfatta, segue il mondo ciecamente, quando la moda cambia, lei pure cambia, continuamente, scioccamente”.
Il trionfo degli imbecilli moderni – che pascolano ormai dalle associazioni enologiche a quelle artistico culturali di guide e tour, dagli eventi enogastronomici ai buffet stampa giornalistici – è bello e servito in questa commedia che viene dopo 4 lavori interessanti di Cioffi, già autore e interprete di Bum!, Raccontami Shakespeare, De(ath)livery e L’appartamento 2B.
LA COMPAGNIA CERCAMOND NEL 2026
In una vecchia intervista chiosava così: “Mi piace la citazione di Goldoni tratta dall’incipit de Gl’innamorati, quel “Ridete di loro e non fate che si abbia a rider di voi”. Cercamond dal 28 al 31 maggio 2026 sarà sul palco del Piccolo Bellini con Tutto Shakespeare minuto per minuto, un pout pourri decisamente comico sull’Opera del Bardo.





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