
Nel 2026 si sono celebrati diversi ventennali, a partire dall’uscita in sala del primo Diavolo veste Prada (seguito proprio quest’anno dal secondo, discutibile capitolo) e passando per il calcio mondiale che proprio nel 2006 ci vide per l’ultima volta sul tetto del mondo in Germania con la nostra nazionale.
Prossimi al traguardo dei 20 anni dal primo album sono anche i OneRepublic, la band statunitense che ha concluso da poco nel continente europeo il suo tour mondiale, in Germania per la precisione.
Non prima di aver toccato 3 tappe nel nostro paese, di cui due nel Nord Italia, ad Asti e a Bassano del Grappa.
ONEREPUBLIC A ROCK IN ROME 2026
Per il Centro Sud è toccato a Roma fare gli onori di casa presso l’Ippodromo delle Capannelle il 12 luglio 2026, nella cornice di Rock in Rome, al gruppo pop rock guidato da Ryan Tedder, probabilmente uno dei più grandi parolieri americani in attività.
La giusta distanza giornalistica imporrebbe una limitazione alle lodi da copywriter fan consumato e sfegatato, ma per una volta, a tre anni di distanza dall’ultimo concerto cui ho preso parte proprio nella mia città, a Napoli, nell’Arena Flegrea della Mostra D’Oltremare, voglio concedermi uno strappo alla regola.
Se si parla del cantante e songwriter Tedder, leader e frontman di OneRepublic, per chi scrive è ardua impresa essere imparziali, considerando soprattutto la fluidità di una scaletta e l’energia dirompente sul palco.
TAPPA ROMANA PER LA BAND DI RYAN TEDDER

Quello di metà luglio è stato un appuntamento memorabile per il fandom italiano in trasferta nella Capitale, nel mio caso personale addirittura con viaggio di andata e ritorno in solitaria nell’arco di 12 ore, prima di fiondarmi in un press tour regionale con colleghi anche internazionali.
La carica di adrenalina è assicurata con Runaway che ha aperto l’evento ufficialmente. Al singolo del 2023 ha fatto seguito subito un pezzo storico, figlio di quello straordinario lavoro discografico che fu Native, ovvero Feel Again.
Ad esso non si lega solo il recente utilizzo per un reel enogastronomico a tema travel e hospitality, ma anche il ricordo di un vecchio ascolto personale durante il covid, quando le restrizioni pandemiche ci costringevano al ritorno a casa entro le 22 per il virtuale coprifuoco da zona rossa.
OGNI CANZONE UN RICORDO, UNA MEMORIA, UN MOMENTO DI VITA, COMPRESO IL COVID
Ogni canzone dei OneRepublic si allaccia a una memoria, a un momento della propria vita, inevitabilmente quando la passione per la musica e per un attore importante del settore a livello globale come loro è parte integrante dell’esistenza.
Good life ad esempio, terzo step dell’esibizione, era sul mio lettore I-pod ai tempi di un primo viaggio in Francia, quando la bellezza di Parigi mi regalò un attimo di libertà, una parentesi di dolcezza, di buona vita in un periodo non proprio felicissimo.
APOLOGIZE MENTRE STUDIAVO E PREPARAVO GLI ESAMI
Qualche anno prima avevo scoperto i OneRepublic mentre ero impegnato a preparare un esame particolarmente impegnativo all’Università: correva l’anno 2007 e il remix fortunatissimo di Apologize con Timbaland scandiva i miei pomeriggi di studio, tra una pausa film e una ricerca al pc per la prova orale. Così come Stop and stare o Secrets, o Rescue Me riscoperta 6 anni fa tra un allenamento serale post cardio.
Mentre la nazionale italiana si giocava e vinceva l’Europeo nel 2021, in occasione del mio primo ufficio stampa letterario pensai a Wild life come accompagnamento musicale alla storia del libro, data l’assonanza tematica: Nei nostri sogni di Antonella Capobianco.
Run 5 anni fa mi stupì per il citazionismo cinematografico nel videoclip, così come l’ironia di Something I need con gli occhioni verdi di Ryan in primo piano e in montaggio alternato con le tragicomiche sorti di un malcapitato tra le zanne di un cane randagio.
ANEDDOTI CHE LEGANO ITALIA, COLDPLAY E ONEREPUBLIC

Interessante scoprire l’aneddoto che collega Life in color all’Italia e soprattutto a Chris Martin dei Coldplay (altra band preferita a inizi 2000, spodestata dagli Imagine dragons 8 anni fa che poi hanno ridato il mio personale scettro a OneRepublic).
Spazio anche per le cover dei testi scritti per leggende come Beyoncé (Halo) o Bleeding love per l’allora emergente Leona Lewis.
Anche Lose somebody risveglia memorie di sessioni abbastanza vicine nel tempo; mai quanto la nuovissima Need your love, poco conosciuta nel lyric dai partecipanti (grave!), una canzone in cui Tedder ha impiegato persino la voce dei figli sul finale nel coro angelico, oltre alla ripetizione ritmica dell’incipit efficacissima per introdurre il pezzo.
CLASSICI VECCHI E NUOVI
Immancabile I ain’t worried dall’ultimo Top Gun; sempre struggente I lived se solo si pensa alla storia del videoclip (e che riporta la mente a perdite personali giovanissime per malattia); inevitabile Counting Stars e sempre frizzante Sunshine prima di If I lose Myself, altra canzone dall’album Native.
L’acuto finale che imita il lupo, presente anche in altri pezzi di quell’album storico (non meno importante di Oh My My o Human), ha accompagnato l’ansia dei miei giri serali in bici nei minuti finali prima delle 10 in pandemia con la similitudine dei viaggi su skate e bike del videoclip.
I GIORNI MIGLIORI
Ci ha pensato poi Better days – cantata anche coi Negramaro – a darmi speranza il giorno della prima dose di vaccino all’hub di Capodichino: giorni migliori che meritavamo tutti, cantati da una band che ama davvero il Belpaese, e non solo sui social o con i vari “Roma sei bellissima”, “ti amo” e “grazie”.



