
A chiusura della prima giornata del Campania Libri Festival 2024, il 3 ottobre alle 20.30 presso il Teatro di Corte di Palazzo Reale a Napoli, in collaborazione con la Film Commission Regione Campania, si darà inizio alle celebrazioni per i novant’anni di Sophia Loren, con la proiezione in versione restaurata da Cinecittà di Matrimonio all’italiana di Vittorio De Sica.
Un doveroso e sentito omaggio alla grande diva nata a Roma, originaria di Pozzuoli ma napoletana DOC, cui parteciperanno stasera altre grandi attrici come Isa Danieli, Lina Sastri e Mariangela D’Abbraccio.
MATRIMONIO ALL’ITALIANA
Il classico del Cinema italiano, candidato agli Oscar come miglior film straniero per l’Italia e per la sua attrice protagonista (seconda nomination per la Loren che l’aveva già vinto con La Ciociara – Two women, sempre di De Sica), non perde mai smalto e appeal col passare degli anni.
Trasmesso dalle TV locali a più riprese, Matrimonio all’italiana è la trasposizione cinematografica del capolavoro teatrale di Eduardo De Filippo, alla maniera in cui già Hollywood prima di noi, e contemporaneamente in quegli anni, attingeva al grande teatro d’autore americano (basti pensare ai drammi di Tennessee Williams nei vari film con Elizabeth Taylor e Katherine Hepburn).
LA STORIA DI FILUMENA

L’immortale storia di Filumena Marturano si fa immagine a colore sul grande schermo con la coppia d’oro della nostra cinematografia, Marcello Mastroianni e Sophia Loren.
Se il primo è il dongiovanni incallito, e ormai attempato Don Domenico Soriano, ricco di famiglia tra fabbriche, botteghe e negozi di pasticceria con vista sul Castel Nuovo (Maschio Angioino), la Loren è la ex prostituta redenta – ma vendicativa – che, dopo una vita trascorsa come serva e badante accanto all’uomo amato da sempre, decide di riscattarsi.
Ovviamente nel disonore, con la legge che fa ridere, quella degli ignoranti, come proferisce lei stessa davanti all’avvocato di Soriano, e non con quella che fa piangere: organizza un matrimonio assolutamente finto, forzato, su un letto di morte inesistente perché in perfetta salute.
“Dummì je sto ca, ‘a Madonna m’ha fatto ‘a grazia, siamo marito e moglie“, urla dietro la tenda nella mitica scena della confessione al neosposo in primo piano, che in realtà stava per sposare una ragazza molto più giovane di lui.
Il riscatto serve a Filumena per i suoi tre figli segreti, tenuti nascosti fin dagli anni delle case chiuse del centro storico di Napoli, tra i Quartieri Spagnoli e i decumani colpiti a più riprese dalle bombe della Seconda Guerra Mondiale, mostrati in carrellata con la mitica falcata della Loren agghindata per vedere il suo amante.
I FIGLI
Di loro sanno qualcosa solo due aiutanti di Don Domenico, uno dei quali indimenticabile nei primissimi piani in auto mentre propone alla giovane Filomena di sposarli “con tutti e tre“, tra le curve perigliose del Vesuvio.
Quello che occorre alla Marturano è un cognome che vada a eliminare l’onta dei vari Esposito e degli Esposti, tipici cognomi degli orfani o dei bambini abbandonati presso chiese, conventi e case famiglia.
Se fino alla rivelazione del mistero al consorte, mangiando un piatto di pasta e fagioli riposto in frigo, e poi ai figli davanti alle paste napoletane (ricordo d’infanzia per loro), la trama appassiona e non perde il ritmo, inevitabilmente rallenta non appena Domenico deve confrontarsi con la verità appena scoperta.
MASTROIANNI

Mastroianni è bravissimo come sempre, forse anche più della sua collega di set, nel tracciare con delicatezza e ironia le paure e i rimpianti di un uomo che ha seminato poco nella vita, se non un figlio.
“Uno dei tre è figlio a te”, gli ripete Filumena, lanciandogli anche le lire con cui aveva pagato quel figlio nella notte di passione in cui lo concepirono.
A nulla serve la ricerca ossessiva dell’anno in cui era in corso la moneta o la voce del sangue, come suggerito dal suo autista. Prevarranno il buon senso e i sentimenti sepolti sotto anni di superficialità ed egoismo, di odio e rinfacciamenti, di ricatti e sfruttamento.
LA FAVOLA MODERNA

Una favola moderna, anzi una fiaba urbana, che si conclude con un pianto di gioia, perché “si piange solo quando il bene lo si conosce”, orgogliosamente dichiara Donna Filumena.
Un caposaldo del nostro cinema che non finisce mai di commuovere tra le scene sul vulcano e al Monastero e alla Chiesa di Santa Chiara col suo chiostro, fino all’affaccio dal mitico appartamento dell’antico palazzo di Piazza del Gesù Nuovo a Napoli, oggi sede di un’importante casa di produzione cinematografica d’animazione, la Mad Entertainment.
Il cinema che si nutre del suo passato glorioso, il sogno adagiato sulle spalle dei giganti come la Loren, De Sica e Mastroianni che hanno reso il neorealismo la punta di diamante di tutta la nostra settima arte nel mondo.






