
Miglior Produttori Eagle Pictures e Weekend Films per il film Il ragazzo dai pantaloni rosa ai prestigiosi riconoscimenti del Premio Internazionale Cinearti La Chioma di Berenice: una XXVI edizione alla Casa del Cinema di Roma a Villa Borghese condotta il 14 luglio 2025 dal giornalista RAI Tommaso Giuntella e da Carolina Rey.
LA MIGLIORE PRODUZIONE 2025 PER CINEARTI LA CHIOMA DI BERENICE
Il ragazzo dai pantaloni rosa inizia con una nascita in sala operatoria, difficile e tormentata, che purtroppo sa già di dipartita. Le parole del protagonista, e la triste vicenda di cronaca cui si ispira il film, ricordano infatti la sua scomparsa.
Un incipit quasi da Viale del Tramonto o American Beauty per una storia vera che a un certo punto cita persino Carrie – Lo sguardo di Satana di Brian De Palma, senza però il catartico castigo per i bulli carnefici.
IL RAGAZZO DAI PANTALONI ROSA

Il terribile caso di cyberbullismo omofobico del quindicenne Andrea Spezzacatena è stato portato sul grande schermo da Margherita Ferri, avvalendosi di un buon cast in cui spiccano senz’altro la bravissima Claudia Pandolfi e il giovane Samuele Carrino.
Corrado Fortuna è il papà separato – e piuttosto assente – di Andrea, e Sara Ciocca interpreta la sua migliore amica, tra il Cinema dei Piccoli a Villa Borghese a Roma e le mille confidenze tra i banchi di scuola, dalle medie al primo anno delle superiori. L’avevamo già vista, piccolissima, nei panni della figlia di Jasmine Trinca ne La Dea Fortuna cinque anni fa e qui conferma che ha talento per la recitazione.
IL CASO DI CRONACA
La storia è ambientata nel 2012, tra i primi smartphone e il solito film di Robert Pattinson che i due adolescenti non vogliono perdere al cinema (sull’onda lunga del successo di Twilight). I vampiri però sono lì fuori, intorno a loro, il lupo è l’oggetto del desiderio di Andrea, il ripetente Christian, bello e maledetto, che canta come lui nel coro di voci bianche vaticane prima che il timbro cambi col passaggio d’età.
A non cambiare tra una scuola e l’altra è la cattiveria gratuita e meschina, spinta oltre ogni limite al liceo. I pantaloni rosa del titolo sono solo un pretesto per prendere di mira Andrea, e ha fatto bene la madre Teresa Manes – nel libro che ha scritto a seguito della sua morte – a sottolineare come tra gli inevitabili errori materni, proprio quello dei pantaloni stinti in lavatrice non sia stato la condanna del figlio. Andrea viene già deriso in terza media dopo un tenero abbraccio e un bacio affettuoso dato a Christian sul petto, nello spogliatoio della palestra.
L’OMOFOBIA PER I PANTALONI ROSA E NON SOLO

Spezzacatena diventa Checca catena sulla lavagna della classe e lo stigma non lo abbandona al Classico, considerando l’atroce e subdolo scherzo che gli giocano i compagni (finti), e il finto amico Christian.
La stessa sorte toccata a Carrie White nel capolavoro di De Palma citato all’inizio: al posto del sangue di maiale versato sulla ragazza qui c’è un travestimento drag dato in pasto alla rete e ai social, con un gruppo pagina Facebook denigratorio che fa gettare la spugna alla povera vittima, suicidatasi per la vergogna.
Con tanti cari saluti alla vigilanza dei contenuti sui social network dell’epoca.
Il film non si preoccupa di indagare la sessualità di Andrea, perché non ha nessuna importanza davanti alla barbarie di una gioventù bruciata.
Arisa canta la colonna sonora, anche lei vittima di bullismo da piccola, ma contraddittoria nella sua critica verso i gay macchiettistici in una vecchia puntata di Belve con Francesca Fagnani su RAI2.




