
Gran reunion cinematografica quella di Here, diretta dal premio Oscar Robert Zemeckis: si ricompone infatti il trio di interpreti e regista di un film iconico degli anni ’90, quel Forrest Gump che fruttò statuette a Tom Hanks e Zemeckis e lanciò la carriera di Robin Wright. Passato nelle sale a gennaio 2025 e rimastoci purtroppo poco, il film del regista di Cast Away sarà proiettato stasera alla rassegna di ArciMovie Cinema intorno al Vesuvio nel parco di Villa Bruno a San Giorgio a Cremano.
TOM HANKS E ROBIN WRIGHT
Rivederli giovani nella nuova pellicola, in sala dal 9 gennaio, può far pensare a un’operazione simile a quella che fece Richard Linklater con Childhood anni fa: non è che hanno girato buona parte delle scene 30 anni fa in un silenzioso e lungo progetto che ha attraversato tre decadi senza dirci nulla?
L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE
Niente di tutto questo: potere e merito (o demerito, dipende sempre dai punti di vista) dell’AI, l’intelligenza artificiale che, attraverso programmi e software, sta prendendo sempre più piede anche nell’industria cinematografica (e già sta facendo parlare di sé il caso del montaggio di The Brutalist agli Oscar 2025).
Così Hanks e Wright sono potuti ringiovanire senza trucco o protesi (solitamente impiegate per l’invecchiamento al cinema, ma il make up tutto può ormai), per interpretare due tra i vari inquilini di una casa che attraversa più di un secolo di vita.
E di una stanza in particolare, in cui si svolge l’intero film, montato sapientemente coi raccordi basati sui rettangoli e i quadrati che emergono al momento opportuno per andare avanti e indietro nel tempo.
LA STORIA DI HERE

La storia, anzi la Storia sarebbe meglio dire, parte da un lontanissimo scorcio preistorico in cui dinosauri carnivori, presumibilmente T-Rex rincorrono un’imprecisata preda poco prima di un cataclisma (l’asteroide killer famigerato?); per passare attraverso la rinascita arborea e l’affermazione dei mammiferi; nonché la comparsa dei primi esseri umani che abbiano calpestato quel fazzoletto di terra (uomini primitivi, tribù Sapiens e Indiani d’America); fino alla colonizzazione in Nordamerica.
GLI INQUILINI DELLA CASA
Campeggia sempre, ben visibile dalla finestra di questo salotto eternamente inquadrato, una casa coloniale infatti, più antica persino della nazione dei Padri Fondatori, che assiste anch’essa, muta e sempre uguale, magari ricoperta di edera e vegetazione di tanto in tanto, ai secoli che trascorrono dinnanzi.
In quella casa ci mettono piede proprietari snob, pseudo artisti bohemien dagli arredi vistosi, fino all’ex militare imborghesito (Paul Bettany), con moglie casalinga (Kelly Reilly) e pargolo in arrivo. Il figlio che poi diventa Tom Hanks e che porta a casa la fidanzata Robin Wright, con la quale mette su famiglia nella dimora paterna, con buona pace dell’emancipazione economica.
L’AMERICA ATTUALE IN HERE
Il tutto prima dell’arrivo dell’ultima famiglia, composta da afroamericani, alle prese con la pandemia e con la paura delle violenze degli agenti sui giovani neri, i cui rischi vengono spiegati dal padre al giovane erede.
Zemeckis non rifà Nodo alla gola di Hitchcock, cita semplicemente il piano sequenza ad ogni scena di un immenso, gigantesco arco narrativo racchiuso in un unico frame. Lo amplifica, raccontando storie, esseri umani e vite con delicatezza, garbo e tenerezza fino al long take finale.











