Sono trascorsi 32 anni da quando per la prima volta in sala debuttarono i dinosauri del franchise giurassico più fortunato della Storia, quel Jurassic Park entrato nella memoria collettiva. Eppure nel nuovo capitolo della saga, Jurassic World rebirth – la rinascita, sono solo 27 gli anni contati nel prologo, da quando le creature preistoriche, in una linea temporale di pura fantasia, hanno fatto ritorno sulla Terra, prima nel parco maledetto di Isla Nublar e poi nelle isole laboratorio, nonché nei vari continenti dopo la fuga raccontata nel II e III capitolo della seconda trilogia, rispettivamente Jurassic World Il regno distrutto e Dominion.
SEI FILM, ANZI SETTE, IN 32 ANNI DI SAGA TRA JURASSIC PARK E JURASSIC WORLD
C’è da perdersi, e non solo matematicamente parlando, tra i vari film di due trilogie spalmate in ben tre decenni di cinematografia, se ci si volesse attenere alla timeline sci-fi con tutti i salti temporali, gli aggiornamenti, le riprese, per non parlare delle ellissi.
Questo Jurassic World nel nome evoca una rinascita delle iconiche creature, e a ben vedere, considerando il pasticcio del già citato film Il Dominio che l’ha preceduto, e ponendosi in ogni caso come sequel stand alone, a sé stante.
UNA RINASCITA CHE NON CONVINCE DEL TUTTO
La riattivazione funziona fino a metà e non sappiamo ancora se si rivelerà un autentico Rinascimento (al botteghino spetta l’ultima parola). Sicuramente Gareth Edwards, regista di questo episodio, punta molto sull’azione e sullo spettacolo, tra citazioni del classico capostipite e persino di qualche film del papà di tutti questi appuntamenti giurassici in sala, Steven Spielberg, qui in veste di produttore esecutivo.
Relega a inizio film le consuete motivazioni pseudo scientifiche che muovono i protagonisti e le fa emergere qua e là tra un campo lungo sulla valle dei Titanosauri e un attacco di pterosauri geneticamente modificati alla stazione di benzina.
TOPOS E COORDINATE TIPICI DI OGNI JURASSIC MOVIE
Ci sono tutte le coordinate dei vari Jurassic Park e poi diventato World passati in sala: l’incidente in laboratorio; il capitalismo rapace che rivuole in pista i grandi rettili a proprio uso e consumo (qui il campo è quello medico dopo le attrazioni sul continente de Il mondo perduto del 1998 e quelle militari del primo Jurassic World del 2015); l’arrivo sull’isoletta con tanto di motivetto immortale mutuato da John Williams con Alexandre Desplat, il compositore che musica tutto al cinema, da Anderson ai blockbuster; l’elemento infantile in pericolo, specialmente quando si tratta delle corsie di una cucina o di un supermercato solcati da artigli grossi e spessi.
AVANTI E INDIETRO NEL TEMPO
E se il cambiamento di John Ammond, fondatore del primo parco a tema, da investitore a filantropo ecologista nei primi due Jurassic Park poteva lasciare di stucco, non passerà inosservata la velocità con cui Scarlett Johanssonn e soci, ovvero Maershala Ali e Jonathan Bailey, decidono di rinunciare ai soldoni della multinazionale farmaceutica in nome dell’egualitarismo farmacologico.
IL PIANETA NELLA NUOVA ERA GIURASSICA
Ambientata nel 2027, e senza pandemie in corso (si spera, facendo i dovuti scongiuri), la storia ritrae gli Stati Uniti alle prese con l’ultimo brachiosauro venuto a morire nella Grande Mela: i dinosauri fuggiti anni addietro sono stati abbattuti o per la maggiore si sono stabiliti nelle fasce equatoriali del globo, più ricche di ossigeno e più calde rispetto alle latitudini temperate (ma i paleontologi non avevano sdoganato il pensiero dei dinosauri a sangue caldo ormai?).
Il pericolo per la popolazione mondiale è rappresentato dalle malattie cardiovascolari (e a che serve sorprendersi, nel paese del junk food e dei cibi ultra processati, persino la cartuccia dello snack Snickers ha la sua fetta di colpa nel contenimento fallito del D-Rex, nuovo ibrido tra i grandi rettili clonati).
I DINOSAURI ALLEATI DEL CUORE
È in questo quadro che si inseriscono una potente azienda farmaceutica e il suo emissario (Rupert Friend), partorendo un’idea rivoluzionaria salva vita per l’umanità (mai sia una sana alimentazione e attività fisica regolare): prelevare campioni di sangue dai più grandi rettili selezionati dall’evoluzione, estinti e poi resuscitati grazie alle zanzare nell’ambra, ovvero il Mosasaurus (rettile marino), il Titanosaurus (dinosauro erbivoro) e il Quetzalcoaltus (rettile volante con apertura alare degna di un jet).
Se per il primo si scatena una caccia in mare degna di Moby Dick, corredata dagli Spinosaurus affamati fino alle secche e in spiaggia, per il secondo Bailey e compagni rispolverano uno dei momenti più emozionanti della saga, citando il primo incontro col brachiosauro della palude.
EFFETTO WOW E CITAZIONI CON LA PALA
L’effetto “si muovono in branchi”, qui tutto digitalizzato e con drone, si perde stavolta un po’, ma resta apprezzabile.
Così come la citazione di una scena presente solo nel libro Jurassic Park di Michael Crichton, ovvero la fuga dal Tirannosauro dormiente – dopo il lauto pasto – nel laghetto qui ridotto a fiume con rapide mortali, sul canotto gonfiabile che fagocita a sua volta un’altra citazione: le fauci sul vetro della jeep del primissimo film qui non sfondano il fragile telo di gomma di un vecchio gommone d’emergenza.
JONATHAN BAILEY IN JURASSIC WORLD
Con la caccia all’uovo di pterosauro nel nido precolombiano Bailey cita addirittura nella posa un archeologo, e non uno qualunque, dopo aver regalato alla rete un meme virale con l’imbracatura che mette in evidenza certe forme: Indiana Jones. I raptor si intravedono poco e nel complesso i dinosauri sono invecchiati male, addirittura imbruttiti come certi milanesi sui social. Voto 6 e ½.



