Sabato 15 giugno scorso Lucio Celaia è stato il protagonista, presso la Sala Ichòs di San Giovanni a Teduccio a Napoli, di Ivanisevic e la Balena Bianca, lo spettacolo sullo sport del tennis scritto da Fede Torre.
In un viaggio affascinante attraverso la storia del tennis, Wimbledon emerge come il torneo più iconico di tutto il Grande Slam, tra emozioni e leggende sportive. Wimbledon non è solo una gara di tennis, ma il suo campo centrale è il teatro, dove vengono celebrate storie umane straordinarie, come ci racconta Fede Torre in questa intervista.
Lo sport come metafora di vita: come ha interpretato in questa occasione e reso sul palco l’eterno parallelismo tra la partita della vita e quella del campo?
L’anello di congiunzione è proprio la Balena Bianca perché in scena troviamo un tennista che, dopo vari tentativi, riesce finalmente il suo obiettivo: il torneo di Wimbledon. Allo stesso modo, per Acab Moby Dick è l’obiettivo di una vita. Da questo punto di vista, il parallelismo è stato abbastanza semplice. In scena il tennista sta giocando i momenti finali della partita e con il punto finale conquista il torneo e quindi la Balena Bianca. In scena ritroviamo gli ultimi punti della vita, come li chiamo io, anticipati da alcune vicende della storia della Jugoslavia. Ivanisevic infatti è croato ma nato Jugoslavo. Inoltre riprendo alcune digressioni relative al torneo di Wimbledon.
Oggi è più che mai attuale un rinnovato interesse nei confronti di questo sport, complice il successo di Sinner, numero uno del tennis al mondo, e il recente Roland Garros: la cronaca degli ultimi eventi sportivi sono stati d’ispirazione, oltre alla vicenda dell’ex tennista e allenatore croato?
Il testo è precedente all’arrivo di Sinner ad altissimi livelli nel tennis. Il testo nasce come articolo della rubrica “Ritratti” che avevo su un sito importantissimo di divulgazione tennistica. Ogni mese scrivevo un ritratto su una storia di tennis. Ivanisevic mi aveva colpito molto e gli dedica uno dei miei primi “ritratti” della rubrica. Successivamente è scoppiato il tennis in Italia, prima con Fognini, Berrettini e ora Sinner. L’Italia ha diversi tennisti tra i primi cento.
Il testo inoltre è stato ampliato e pubblicato in “Multiplo di tre”, una raccolta di poesie e racconti brevi. Dopo la lettura di “Ivanisevic e la Balena Bianca”, l’attore Lucio Celaia ne rimase molto colpito e decidemmo di metterci a lavoro e di portarlo in scena a teatro.
Anche il teatro, come lo sport e ogni arte, obbliga a lanciare il cuore oltre l’ostacolo?
A questa domanda forse sarebbe più giusto che rispondesse Lucio Celaia, che interpreta il protagonista in scena. Ma guardando le espressioni e l’energia che mette ad ogni replica, direi proprio di sì.
Com’è stato lavorare con l’attore?
Oltre a scrivere il testo, ho lavorato fornendo idee per la regia e la messa in scena. Mi sono concentrato molto sulla tecnica dei movimenti e dei gesti. Se vogliamo, le coreografie tennistiche perché sono anche un istruttore di tennis. In questo senso, ci siamo molto divertiti.
Il riscatto esistenziale passa attraverso una catarsi?
Si può. Nello specifico di questo spettacolo, la storia di Ivanisevic è il riscatto di una vita e il racconto di come si riesce a raggiungere un obiettivo quando ormai lo si dava per perso. Molto spesso quando uno sportivo raggiunge l’obiettivo più alto, in seguito sceglie di abbandonare la carriera. Allo stesso modo Ivanisevic, un po’ per l’infortunio un po’ perché si era completamente svuotato, non ha più continuato. Provo solo a ritornare a Wimbledon con l’idea di concludere lì la sua carriera.



