
Arriva come un’onda benefica di rinascita e riscatto la I edizione del Premio Oplonti – Siamo gocce dello stesso mare.
Un riconoscimento ideato e diretto da Marisa Laurito, realizzato con il Comune di Torre Annunziata (NA), grazie a un contributo della Regione Campania, per celebrare l’impegno di personalità che si sono distinte per la loro generosità, audacia e coraggio nella difesa dei diritti umani e del territorio.
IL 26 SETTEMBRE CRISTINA DONADIO AGLI SCAVI DI OPLONTIS

Il 26 settembre dalle ore 20 gli Scavi di Oplontis ospiteranno uno spettacolo unico nel suo genere, con letture e performance che daranno voce a Storie di Donne e Madonne, per la regia di Marisa Laurito, coinvolgendo il pubblico in un’esperienza immersiva.
La Donadio, attrice di razza divisa sempre tra cinema, teatro e serie TV, nonché indimenticabile musa di Pappi Corsicato in Libera e iconica Scianel, la donna boss camorrista di Gomorra (tratta dal romanzo di Roberto Saviano), è stata protagonista quest’anno sul grande schermo con Dadapolis.
DADAPOLIS, UNA SINFONIA METROPOLITANA CON CRISTINA DONADIO

Evento speciale alle Giornate degli autori dell’edizione del Festival di Venezia 2024, il film documentario di Carlo Luglio e Fabio Gargano ha coinvolto 60 artisti napoletani ed è passato in rassegna anche ad Astradoc – viaggio nel cinema del reale ad aprile 2025 nella sala Academy Astra di via Mezzocannone a Napoli.
DADAPOLIS, CALEIDOSCOPIO URBANO CON LE CANZONI DI CRISTINA DONADIO
Ispirato all’antologia di Fabrizia Ramondino e Andreas F. Müller, questo moderno caleidoscopio urbano è sì un docufilm, ma con segmenti musicali tra le rovine arruginite del nostro recente passato (quasi una sinfonia metropolitana); allo stesso tempo Dadapolis contiene scene di finzione, mascherata dal racconto d’attualità, col dialogo beckettiano tra James Senese e Peppe Lanzetta; e ci sono anche le riprese caleidoscopiche con cui vengono presentate le narrazioni plurali della città attraverso la suddivisione in acqua, terra, aria e fuoco.
DADAPOLIS E LA FLUIDITÀ ARTISTICA PARTENOPEA

Un’opera fluida, così come gli artisti attori definiscono oggi la realtà artistica della città e in generale italiana (il mercato, la fruizione dell’arte, le opportunità lavorative), con echi del presente, pregno di quelle narrazioni delle verità e delle non verità che a Napoli si amplificano all’ennesima potenza.
C’è ripresa grazie al turismo ma anche piena crisi culturale, evidente dalla chiusura delle librerie nella città di “Vico, Croce, Serao e De Filippo”, sottolinea Lanzetta, ricordando come invece sia tutto diventato cartolina da vendere ai turisti e “mangiatorio”, tra zeppole, pizze e panzarotti a ogni angolo del centro storico e dei decumani.
LOTTA CONTRO GLI STEREOTIPI E ANGOLI DI POESIA MUSICALE NELLA PERIFERIA INDUSTRIALE

La lotta contro lo stereotipo è difficile anche per Dadapolis quando le Ebbanesis cantano Terra mia di Pino Daniele col Vesuvio che si staglia sullo sfondo, ma il segreto è cercare sempre la poesia, in perenne equilibrio tra cliché e originalità.
E la trova, soprattutto nel degrado pasoliniano della periferia industriale dismessa, dove si aggira l’attore Lino Musella (uno dei tanti artisti migranti della città, che vive attualmente a Roma).
LA LINGUA NAPOLETANA E L’ASSENZA DEL TEMPO FUTURO NEL DIALETTO
Interessante il discorso di Musella proprio sul tempo futuro assente nella lingua napoletana: quasi la rassegnazione dell’intero popolo a vivere in un eterno passato e in un presente sospeso.
I testi di Enzo Moscato, qui in una delle sue ultime apparizioni, recitati da Cristina Donadio, tra i vari, e le canzoni di Dario Sansone impreziosiscono un mosaico visivo di gran pregio, prodotto dalla Bronx Film del compianto Gaetano Di Vaio.





