
“Voi entrate nella famiglia di una persona e la distruggete!”, urlava un’esasperata Margherita Buy a Stefano Accorsi nelle Fate Ignoranti, colpevole di aver sedotto il marito e di intrattenersi già con altri partner pochi mesi dopo la sua scomparsa.
Una frase dettata dalla rabbia, certo, dal dolore e magari da una punta di gelosia in quel rapporto speciale che si stava man mano configurando tra le due “vedove” nel film di Ozpetek, e che descrive bene però il pregiudizio verso il mondo LGBTQIA+ tuttora presente.
PREGIUDIZI
Pregiudizi legati anche alle ultime, recenti esternazioni politiche (con questa maggioranza di governo siamo in un loop tematico fin dal giuramento), e alla circolare del Viminale sul divieto di trascrizione dei certificati di nascita dei figli nati all’estero con la maternità surrogata per le coppie omogenitoriali, inviata ai sindaci dei comuni italiani.
C’è chi come l’onorevole Rampelli di Fratelli d’Italia in tv ha parlato di “spaccio di bambini” nelle famiglie arcobaleno, chi come Mollicone, suo collega di partito, ha paragonato la maternità surrogata alla pedofilia, e ovviamente tutta la consueta polemica di opposizione e opinione pubblica, fino alle manifestazioni di piazza domenica 19 marzo scorso a Milano, festa del papà.
Giorno in cui è scappata anche una parolaccia in diretta tv a Lucia Annunziata nel suo programma di approfondimento Mezz’ora in più davanti all’ottusità della ministra Eugenia Roccella, in merito alla questione e al messaggio politico lanciato al paese dalla destra.
E nelle stesse ore un ineffabile Vittorio Sgarbi, davanti alle sue due figlie ormai cresciute e pasciute, definiva “troie” tutte le ragazze nate dopo il 2000, dando l’esempio perfetto del maschio italiano patriarcale di destra: inetto e completamente inadatto a svolgere il suo ruolo, seppur importante.
LA CRISI DELLA FAMIGLIA TRADIZIONALE
Che la famiglia tradizionale sia in crisi è un dato di fatto oggettivo, chiaro come il Sole, e non è ovviamente una buona notizia, considerando le conseguenze pagate soprattutto dai figli delle coppie etero in lotta e senza pace il più delle volte.
Come facciano le coppie omosessuali a minacciare la famiglia tradizionale, e soprattutto come possa rappresentare un pericolo per le famiglie di genitori etero l’avanzamento di alcuni diritti civili, ormai consolidati in molti paesi del mondo e d’Europa, resta un mistero più fitto di una morte in culla.
La stessa culla in cui fu affossata 7 anni fa la stepchild adoption, sacrificata in favore delle unioni civili dal governo Renzi, e che vede allontanarsi sempre più anche il basilare diritto di genitorialità per chi cresce un figlio biologicamente non suo.
Eppure si diceva un tempo che i figli sono di chi li cresce, e non di chi li mette al mondo.
GENITORE 1 E GENITORE 2

L’insistenza monolitica sulle due figure di mamma e papà, operata da Salvini e un tempo strillata anche dall’attuale Presidente del Consiglio in quel che fu poi il mitico remix di Genitore 1 e Genitore 2, impone una riflessione degna del monologo di Jep Gambardella nella Grande Bellezza, dopo l’ostentazione ipertrofica dell’amica in terrazza.
In ordine sparso, allora, procediamo per ricordi personali ed esperienze dirette e indirette: la presunta superiorità della famiglia tradizionale eterosessuale non è provata, alla luce dei vasti successi sul campo degli ultimi 30-40 anni in questa società.
Io ricordo invece famiglie in cui il padre, novello sposo, aveva già regalato un fratello maggiore al futuro nascituro, ingravidando la sua ex fiamma la sera prima del matrimonio, e due sere prima della notte di nozze. Con tutto il seguito di turbolenze familiari vissute sulla pelle dei due ragazzi, il mio amico psicologo e il fratellastro considerato per decenni l’eterno “figlio di”.
FALLIMENTI IN FAMIGLIA
Rammento i matrimoni falliti per tradimenti di ogni sorta, con figli di secondo letto che spuntavano dopo 11 anni, giusto in tempo per lasciare la vecchia famiglia in cui il primogenito aveva ormai compiuto 18 anni, grande abbastanza per riempire il vuoto paterno.
Mi torna in mente una giovane donna, novella Erin Brokovich, che ha collezionato matrimoni e convivenze tutte fallite, costringendo i figli nati dai vari compagni a peregrinazioni di casa in casa, fino all’ultimo rifiuto di trasloco per rimanere con la pazientissima nonna. Anche a seguito di scontri fisici tra il figlio più grande e il nuovo compagno.
E ricordo infine un padre e un fratello, incapaci del proprio ruolo, che hanno avuto il coraggio di cacciare di casa rispettivamente il figlio e il fratello perchè entrambi gay, provando anche a picchiarli. Un ragazzo giovane e l’altro un po’ più in là con gli anni, quest’ultimo per di più disabile, costretti a rifugarsi presso l’Arcigay delle loro città. Famiglia tradizionale superiore a chi o a cosa?



