Il tempo della Sibilla e la giovinezza della terra, il pomodoro Cannellino Flegreo, novello Ulisse, trova la sua Itaca a Cuma.

«La Sibilla cumana ci restituisce l’immagine di una vita sbagliata e scontenta, vissuta attorno all’errore di calcolo della eterna giovinezza. Ella chiese di vivere tanti anni quanti granelli di sabbia potesse stringere nel pugno. Fu accontentata, ma invecchiò. Reggeva la sua stessa vita come un insopportabile peso».
Le parole di Giovanni Artieri evocano la tragica stanchezza di un’immortalità priva di rigenerazione.
Nel cuore vulcanico della caldera dei Campi Flegrei, la figura della profetessa dell’antica Kýmē si contrappone oggi alla vitalità di una manifestazione giovanile, giunta alla maturità nel 2026.
Se la Sibilla, infatti, consumò i suoi secoli nell’immobilità del tufo della collina euboica di Cuma, il pomodoro cannellino flegreo incarna una giovinezza rinnovata che trae forza proprio dalla stratificazione millenaria della nostra terra.
L’ODISSEA DI UN ECOTIPO

Come l’Odisseo dell’epopea cinematografica di Nolan, questo solanaceo ha compiuto una lunga Odissea attraverso l’Atlantico dalle Americhe. Ha solcato oceaniche distanze per trovare infine la sua Itaca elettiva qui, sui rilievi di Cuma.
All’ombra dell’Acropoli consacrata ad Apollo — dio del sole e supremo motore della fotosintesi clorofilliana, non già a Zeus come per lungo tempo si ritenne — questo frutto ha radicato la sua identità genetica e culturale.
L’ALLEANZA TRA ARCHEOLOGIA E AGRICOLTURA, UN APPROCCIO OLISTICO AL PAESAGGIO
La tutela contemporanea del paesaggio flegreo impone una visione olistica incardinata su due discipline fondamentali, le due A: l’Archeologia e l’Agricoltura. Entrambe vivono di scavo, di indagine stratigrafica, rigore scientifico, attesa del raccolto e conservazione: reperti per gli archeologi, prodotti trasformati per i contadini.

Questa convergenza ha trovato formale consacrazione durante l’ultimo press tour istituzionale del 22 luglio 2026, attraverso la firma del Protocollo d’Intesa tra il Parco Archeologico dei Campi Flegrei, guidato dal Direttore Delegato Tiziana D’Angelo, e Confagricoltura Napoli, presieduta da Giovanni Tammaro.
L’accordo istituzionalizza la concessione agraria di terreni demaniali ricadenti nell’area archeologica di Cuma nell’ambito del progetto Il Parco Conserva. Come evidenziato dalla d’Angelo, l’iniziativa integra la manutenzione del paesaggio rurale con la ricerca storica.
Il percorso gode del convinto sostegno della Regione Campania, per il tramite dell’Assessore all’Agricoltura Maria Carmela Serluca, e della Città Metropolitana di Napoli, rappresentata dal consigliere delegato Vincenzo Cirillo. Entrambi gli enti individuano nell’intersezione tra beni culturali e filiera agroalimentare il modello per uno sviluppo territoriale sostenibile.
RIGORE AGRONOMICO E PROFILO ORGANOLETTICO DEL POMODORO CANNELLINO FLEGREO

Sotto il profilo strettamente agronomico, il pomodoro cannellino flegreo rappresenta un ecotipo locale di straordinario valore, riconosciuto dalla Regione Campania quale Prodotto Agroalimentare Tradizionale (PAT).
La coltivazione rifiuta l’impiego di ibridi commerciali: il seme viene custodito e tramandato dalle aziende del territorio, tra cui spicca la realtà vivaistica Cumadoro del Gruppo Tammaro.
La superficie coltivata ha registrato un incremento costante, passando dai 10 ettari del 2018 a quasi 60 ettari nel 2026, spingendosi fin quasi a ridosso del Foro romano di Cuma.
Le pratiche colturali conservano una manualità rigorosa:
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Sostegni tradizionali: impiego esclusivo di canne di bambù e filati in fibra vegetale (juta o canapa).
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Adattamento climatico: la semina viene anticipata a marzo per consentire la fioritura e la prima allegagione prima delle severe ondate di calore estive.
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Resa e volumetrie: la produzione corrente attesta volumi intorno ai 1.000 quintali annui per un valore economico stimato tra i 200.000 e i 300.000 euro.

Dal punto di vista analitico e degustativo, il frutto presenta una forma oblunga con una caratteristica strozzatura mediale e un peso medio compreso tra i 15 e i 20 grammi.
La buccia sottilissima rende superflua la pelatura in fase di trasformazione.
La polpa è sferica, compatta e di colorazione rosso rubino.
Al palato, l’interazione tra i zuccheri e la componente acida rivela un perfetto equilibrio, amplificato dalla sapidità minerale ceduta dai suoli vulcanici e dalle brezze marine.
Le forme di conservazione privilegiate comprendono la classica pacchetella, la passata e le confetture.
DAL FRINIRE DELLE CICALE ALLA HOSPITALITY FLEGREA

Il press tour riservato alla stampa specializzata ha incrociato i luoghi dove la memoria storica incontra l’attività agricola.
Nell’Antro della Sibilla le fronde degli alberi esterni riflettono ombre cangianti sulle pareti di tufo della galleria, evocando il movimento delle foglie su cui la sacerdotessa incideva gli oracoli, accompagnata dal medesimo frinire di cicale che accolse i primi colonizzatori greci giunti dall’isola di Eubea sulla collina cumana.
L’itinerario è proseguito verso la città bassa e il Forum di Cuma, oggetto di recenti lavori di restauro che ne garantiscono la fruibilità serale, aprendo scorci suggestivi su:
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Il Capitolium e l’Aula Sillana dell’antico foro innestato sull’Agorà greca, a sua volta nata su edificazioni private precedenti.
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I campi di Pomodoro cannellino flegreo inseriti nel perimetro demaniale.
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Le testimonianze viticole del Vigneto Santa Chiara a Pozzuoli (progetto MAC Monterusciello Agro City), con le coltivazioni di Falanghina e Piedirosso.
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Gli impianti di mitilicoltura dei laghi di Lucrino e Miseno, gestiti con il supporto del GAL Parthenope e della Cooperativa C. Salvatore.
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La monumentale Piscina Mirabilis e il Museo Archeologico dei Campi Flegrei nel Castello di Baia.
Il sistema dell’accoglienza flegrea ha dimostrato maturità gestionale, fornendo ospitalità al corpo giornalistico presso strutture ricettive di riferimento quali Al Chiar di Luna, Dimora dei Lari e Don Salvatore a Monte di Procida e Bacoli.
LA DEGUSTAZIONE E L’ITER VERSO LA DOP

La verifica enogastronomica ha testato le potenzialità del pomodoro cannellino flegreo attraverso 25 interpretazioni firmate da chef, pizzaioli e maestri pasticcieri.
Le preparazioni hanno messo in luce la versatilità del prodotto, capace di reggere l’alta temperatura dei forni da pizza così come le estrazioni a freddo della gelateria contemporanea.
In abbinamento, la sommelier Roberta Criscuolo (ASPI) ha proposto le etichette dell’azienda vinicola Uvadoro: la Falanghina Santa Chiara, nitida nell’espressione territoriale, e il blend Terra di Ruscello, intelligente sintesi tra la struttura dell’Aglianico irpino e la dinamicità del Piedirosso flegreo.
Il percorso intrapreso dalle istituzioni e dai produttori merita un sollecito supporto affinché l’iter per il riconoscimento della Denominazione di Origine Protetta (DOP) giunga a compimento. Il pomodoro cannellino flegreo non costituisce una mera risorsa agricola, ma rappresenta la testimonianza viva di un paesaggio culturale che supera l’usura del tempo.
Come sintetizzò Eraclito a proposito della profetessa cumana, regalandoci una chiave di lettura applicabile alla forza immutabile di questo territorio.
«La Sibilla, con rabida bocca, parole senza riso, ornamento, belletti parlando, i millenni varca con la sua voce, per opera del Nume».







